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PIERO MARCHESI

Evitiamo di replicare l’aumento dei premi di cassa malati anche sulle cure dentarie

Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC
20 Minuten Agency
Fonte red
Evitiamo di replicare l’aumento dei premi di cassa malati anche sulle cure dentarie
Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC

“L’iniziativa sulle cure dentarie” parte da un principio apparentemente generoso, ma porta nella direzione sbagliata: nuove trattenute sui salari, più costi per le aziende, più burocrazia e meno libertà per i pazienti.

Oggi il sistema delle cure dentarie funziona perché si basa su un rapporto diretto tra paziente e dentista. Il cittadino può scegliere a chi affidarsi, confrontare prezzi e prestazioni, chiedere un preventivo, cambiare professionista se non è soddisfatto. È un mercato libero, nel quale la concorrenza aiuta a mantenere qualità, responsabilità e attenzione ai costi.

L’iniziativa vuole invece introdurre una nuova assicurazione obbligatoria. In pratica, una cassa malati dentaria. Ma il modello della cassa malati lo conosciamo bene: premi che aumentano ogni anno, costi sanitari crescenti, qualità che non migliora in modo proporzionato e cittadini sempre più lontani dalle decisioni che li riguardano. Perché dovremmo importare gli stessi problemi anche nelle cure dentarie?

La proposta in votazione prevede un contributo obbligatorio sui salari, a carico sia dei lavoratori sia dei datori di lavoro. Tradotto: meno soldi in busta paga a fine mese. E questo proprio mentre le famiglie ticinesi sono già confrontate con premi di cassa malati, affitti, assicurazioni, energia e rincari quotidiani. Anche per le imprese sarebbe un nuovo costo, con effetti negativi sulla competitività e sull’occupazione. Alla fine, come spesso accade, a pagare il conto sarebbe soprattutto il ceto medio.

Il punto più grave è che questa nuova assicurazione non garantirebbe nemmeno una copertura completa. Molte cure importanti e costose, come ortodonzia, impianti, corone e trattamenti complessi, resterebbero in gran parte escluse o comunque a carico del cittadino. Si pagherebbe quindi di più, senza ricevere una vera controprestazione proporzionata.

Il costo stimato dell’iniziativa è di circa 150 milioni di franchi all’anno. Una cifra enorme per stravolgere un sistema che funziona e sostituirlo con un apparato fatto di burocrazia, criteri di rimborso, formulari e procedure amministrative. Oggi dentista e paziente decidono insieme. Domani rischierebbe di decidere la burocrazia cosa è rimborsabile, quando e a quali condizioni.

La strada corretta è un’altra: continuare a puntare sulla prevenzione, sul servizio dentario scolastico e sugli aiuti mirati a chi si trova davvero in difficoltà economica. Non serve creare un sistema universale costoso, rigido e inefficiente per rispondere a problemi che possono essere affrontati meglio con strumenti puntuali.

Per questo bisogna dire no: no a una nuova tassa sul lavoro, no a meno potere d’acquisto, no a più burocrazia, no alla sicura esplosione dei costi.

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