Iniziativa sulle cure dentarie e la falsa promessa della gratuità: il punto di vista di un dentista

Lorenzo Ferretti, medico dentista, ex presidente OMDCT
C’è una parola che ricorre spesso nel dibattito su questa iniziativa: «rimborso». È una parola potente, perché suggerisce sollievo, equità, accesso. Ma da medico dentista, abituato ogni giorno a confrontarmi con la realtà concreta delle cure, so che dietro questa promessa si nasconde un meccanismo molto più complesso e meno rassicurante. La verità è semplice: nulla è gratuito.
Le cure dentarie hanno un costo reale, fatto di competenze, tecnologia, tempo e responsabilità clinica. Oggi questo costo è in gran parte sostenuto direttamente dai pazienti, con correttivi sociali mirati per chi non può permetterselo. L’iniziativa propone invece di redistribuire questa spesa sull’intera collettività. Ma redistribuire non significa ridurre. Come dentista, mi chiedo cosa succederà quando le cure passeranno attraverso un sistema assicurativo obbligatorio. Non è difficile immaginarlo: formulari, autorizzazioni, limiti di rimborso, discussioni amministrative. Tutti elementi che sposteranno l’attenzione dal paziente al sistema. E quando il sistema entra nello studio, il rischio è che la medicina diventi meno libera e più standardizzata. C’è poi un aspetto umano, spesso sottovalutato. Oggi la relazione con il paziente si basa su fiducia e trasparenza: si discutono le opzioni, si valutano i costi, si decide insieme quale strada intraprendere.
Domani, con un’assicurazione obbligatoria, quella relazione sarà inevitabilmente mediata da regole esterne. Non sempre visibili, ma sempre presenti. Un altro elemento che mi preoccupa è il messaggio implicito: se le cure sono «coperte», allora diventano meno responsabilità del singolo. Eppure, sappiamo che la salute orale è uno degli ambiti in cui prevenzione e comportamento individuale fanno la differenza. Il sistema attuale ha dimostrato di funzionare proprio perché responsabilizza ed educa. Infine, c’è una domanda di fondo che, come professionista, non posso evitare: vale la pena trasformare radicalmente un sistema che funziona? I dati mostrano che la salute dentale in Svizzera è tra le migliori e che i costi sono sotto controllo (+5% nell’ultimo decennio a fronte del +35% dei costi sanitari generali nello stesso periodo). Non siamo di fronte a un sistema in crisi, ma a uno dei pochi esempi di equilibrio riuscito nella sanità. Capisco le buone intenzioni. Ma nella mia esperienza, le buone intenzioni non sempre portano a buone soluzioni. E questa iniziativa rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.



