Cure dentarie a carico della cassa malati? Anche no. Il prezzo lo pagheremmo tutti

Elio Del Biaggio, comunicatore e pubblicista
Elio Del Biaggio, comunicatore e pubblicista
C’è un riflesso quasi automatico, oggi, davanti a ogni proposta che promette più copertura, più prestazioni, più “diritti”: dire inequivocabilmente SÌ. È certamente umano, ma non sempre è davvero responsabile. La votazione sulle cure dentarie in Ticino rientra esattamente in questa categoria: una misura che, sulla carta, appare solidale e giusta, ma che nella realtà rischia di aggravare uno dei problemi già più pesanti per le famiglie ticinesi: i costi sociali e quelli della cassa malati.
Perché diciamolo chiaramente: nulla è gratis. Ogni nuova prestazione inserita nel sistema sanitario obbligatorio ha un costo, e quel costo viene redistribuito su tutti sotto forma di imposte e premi più alti. In un momento in cui si moltiplicano gli appelli, le riforme e - almeno a parole - gli sforzi per contenere l’esplosione dei costi e dei premi sanitari, introdurre nuove prestazioni e nuove coperture generalizzate va esattamente nella direzione opposta.
È una contraddizione evidente. Da un lato si denuncia l’insostenibilità del sistema, dall’altro si aggiungono ulteriori oneri. È un po’ come cercare di svuotare una barca che già fa acqua da tutte le parti, continuando però a praticare nuovi buchi nello scafo. Il tema delle cure dentarie è serio, nessuno lo nega: esistono situazioni di difficoltà reali, persone che rinunciano alle cure per motivi economici. Ma la risposta a questi casi non può essere un’estensione indiscriminata dei costi su tutta la popolazione. Esistono strumenti più mirati, più equi e più sostenibili: aiuti selettivi, sostegni specifici, interventi per chi ne ha davvero bisogno e non l’ennesima socializzazione generalizzata della spesa. Il rischio è sempre lo stesso: si parte con le migliori intenzioni e si finisce con un sistema ancora più costoso, meno efficiente e sempre più difficile da sostenere per il ceto medio, quello che paga, spesso senza ricevere.
E poi c’è un’altra questione, meno discussa ma altrettanto importante: la responsabilità individuale. La salute dentale, nella maggior parte dei casi, è anche il risultato di prevenzione, abitudini, attenzione personale. Trasformare tutto in prestazione collettiva rischia di indebolire questo principio, spostando ulteriormente il peso dalla responsabilità individuale alla collettività.
Il Ticino si trova già oggi confrontato con salari decisamente bassi, un costo della vita elevato e premi di cassa malati tra i più pesanti. Continuare ad aggiungere prestazioni sociali senza affrontare seriamente la questione dei costi della sanità significa ignorare la realtà quotidiana di molte famiglie.
Dire NO a questa proposta non significa essere insensibili o egoisti. Significa, al contrario, voler mantenere un minimo di coerenza e sostenibilità in un sistema che sta già traballando e significa evitare soluzioni facili e semplicistiche oggi, che diventano conseguentemente problemi più grandi e insormontabili domani.
A volte, in effetti, la scelta più responsabile non è quella che promette di più, ma quella che evita di peggiorare ciò che già fatichiamo a giustificare e sostenere.




