“200 franchi bastano”, eccome. Alcuni motivi per votare Sì

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale - Lega dei Ticinesi
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale - Lega dei Ticinesi
LUGANO - Gli oppositori dell’iniziativa “200 franchi bastano” si agitano sempre di più. Non si era mai vista una cosa del genere.
Alcuni motivi per votare Sì all’iniziativa.
1 - Per il servizio pubblico radiotelevisivo, un canone di 200 franchi – che resterebbe comunque tra i più elevati in Europa – è più che sufficiente. Lo ha ammesso anche la direttrice generale della SRG SSR, Susanne Wille.
2 - Con un canone a 200 franchi, la SSR disporrebbe ancora di circa 850 milioni all’anno, pubblicità inclusa. Una cifra che aumenterebbe ogni anno di quasi 20 milioni grazie all’immigrazione.
3 - Alla RSI andrebbero 160–170 milioni, anch’essi in crescita. Sono somme più che sufficienti per informazione, approfondimento, cultura e sport, considerando che l’intera informazione RSI costa oggi 48 milioni annui.
4 - La fruizione radiotelevisiva è profondamente cambiata, soprattutto negli ultimi anni. I giovani guardano in media appena 28 minuti di televisione al giorno.
5 - Dopo lo spegnimento anticipato della FM, l’utenza delle radio RSI è diminuita del 30%. La TV generalista appare sempre più distante dalle nuove abitudini, nell’era del pay-per-view e dell’on demand.
6 - Perché dobbiamo essere obbligati a pagare il canone più caro del mondo per un prodotto che magari non utilizziamo? Sarebbe come imporre per legge un abbonamento a un giornale che non leggiamo.
7 - I giovani sono particolarmente penalizzati: non guardano la TV ma devono comunque pagare 335 franchi, pur disponendo di meno risorse.
8 - Con questa iniziativa possiamo risparmiare 135 franchi all’anno, in un contesto in cui premi di cassa malati, affitti e IVA continuano a crescere. Per una famiglia monoparentale, 135 franchi possono significare due settimane di spesa.
9 - Se l’iniziativa verrà approvata, le aziende svizzere avranno complessivamente 180 milioni in più all’anno da investire sul territorio.
10 - Dopo l’iniziativa “No Billag” del 2018 si parlava di ridimensionamento. Invece solo nel 2024 la spesa operativa della SSR è cresciuta di 39 milioni e i collaboratori hanno raggiunto quasi 7200 unità, un record.
11 - Ogni azienda deve adattarsi ai cambiamenti del mercato. La Posta Svizzera ha chiuso numerosi uffici postali anche in Ticino, e la piazza finanziaria ticinese ha perso almeno 3000 posti di lavoro, in particolare a Lugano, dopo la fine del segreto bancario per la clientela estera. La partitocrazia, che oggi si agita istericamente, non ha emesso un cip.
12 - L’attuale livello del canone finanzia una struttura sovradimensionata, con eccesso di quadri dirigenti, stipendi ampiamente sopra la media, oltre sei settimane di vacanza e vari benefit, come riportato dalla Neue Zürcher Zeitung.
13 - La ripartizione regionale del canone, che l’iniziativa non modifica, non comporta vantaggi diretti per la maggioranza dei ticinesi. Tutti i ticinesi esclusi dalla mangiatoia finanziata dal canone non ci guadagnano nulla. Pagano e basta.
14 - Il Partito Socialista Svizzero ha versato 820 mila franchi alla campagna contro la riduzione del canone: si chiama soccorso rosso.
15 - Il 75% dei giornalisti SSR e l’88% delle trasmissioni della RTS risultano orientati a sinistra; a fine 2025 i reclami al mediatore SSR hanno raggiunto quota 1408.
16 - Ridurre il canone a 200 franchi non cambierà automaticamente l’orientamento editoriale, ma almeno ridurrà il costo a carico dei cittadini.
17 - Oggi la RSI spende 280 milioni di franchi all’anno per produrre radiotelevisione destinata a meno di 400 mila persone: la sproporzione è grottesca.




