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AVANTI CON TICINO&LAVORO

Cacciati dall'AI, poi lasciati soli: è questo il percorso?

Giovanni Albertini, Amalia Mirante e Evaristo Roncelli, granconsiglieri di Avanti con Ticino&Lavoro.
Avanti con Ticino&Lavoro
Cacciati dall'AI, poi lasciati soli: è questo il percorso?
Giovanni Albertini, Amalia Mirante e Evaristo Roncelli, granconsiglieri di Avanti con Ticino&Lavoro.

Cosa succede quando una persona è malata, ma per una perizia risulta “teoricamente abile al lavoro”? Cosa succede quando l’indennità si ferma, ma un lavoro non c’è?

È da queste domande concrete che nasce l’interrogazione parlamentare depositata oggi da Giovanni Albertini, Evaristo Roncelli e Amalia Mirante di Avanti con Ticino&Lavoro.

Negli ultimi anni sono arrivate segnalazioni preoccupanti. Persone con malattie croniche, disturbi psichici o percorsi di lunga invalidità che, nel passaggio tra assicurazione malattia, disoccupazione, AI e assistenza sociale, si sono trovate in un vuoto.

Non un vuoto teorico. Un vuoto reale. Economico. Sociale.

In diversi casi, dopo una perizia medica di verifica, le indennità vengono interrotte sulla base di una capacità lavorativa “astratta”.Ma quella persona è davvero collocabile sul mercato del lavoro? C’è un posto per lei? Il suo stato di salute lo permette davvero?

Quando le prestazioni assicurative terminano, molte di queste persone finiscono in assistenza sociale. A volte con una procedura AI ancora aperta. Il passaggio avviene spesso in modo brusco, senza un coordinamento strutturato tra gli enti coinvolti.

La domanda è semplice: stiamo assistendo a criticità sistemiche? E c’è un trasferimento di costi dai sistemi assicurativi federali o privati verso l’assistenza sociale cantonale e comunale?

Le segnalazioni non riguardano solo chi è malato.

Ci sono famiglie con figli tra i 15 e i 18 anni. Proprio nella fase delicata del passaggio alla formazione post-obbligatoria, alcuni assegni integrativi vengono ridotti o cessano.Con un obbligo formativo fino ai 18 anni.

Il risultato? Una pressione economica forte nel momento più fragile.

Altri casi riguardano figli conviventi che iniziano a guadagnare qualcosa. Anche un reddito modesto, temporaneo o legato alla formazione può portare a una revisione immediata delle prestazioni. Senza gradualità. Senza franchigie.

Così si rischia un effetto paradossale: lavorare conviene meno che restare fermi.

Sono stati segnalati anche casi di persone attorno ai cinquant’anni che completano una riqualifica AI, ma non trovano uno sbocco concreto. Prima la disoccupazione. Poi l’assistenza sociale. Con un sostegno inferiore al minimo vitale riconosciuto nel Cantone.

È un esito che interroga. Non solo sul piano umano, ma anche su quello dell’efficacia del sistema.

L’interrogazione chiede di fare chiarezza sul numero di persone che, negli ultimi cinque anni, sono passate dall’indennità di malattia o dalla disoccupazione all’assistenza sociale, anche in seguito a un diniego AI. Si domanda se queste transizioni siano monitorate in modo sistematico, se esista un coordinamento strutturato tra assicurazioni, URC, AI e servizi sociali e se siano previsti strumenti “ponte” per chi ha limitazioni sanitarie con una procedura pendente. Viene inoltre richiesta una valutazione oggettiva dell’incidenza reale degli abusi rispetto al totale dei beneficiari.

Non si tratta di mettere in discussione il controllo. Si tratta di capire se il sistema funziona come dovrebbe.

Qui non si parla di numeri astratti. Si parla di persone che, oltre alla malattia, devono affrontare incertezza amministrativa.

Si parla di giovani che iniziano un apprendistato. Di genitori che cercano di restare a galla. Di cinquantenni che provano a reinventarsi.

L’obiettivo dell’interrogazione è chiaro: fare luce. Capire se esistono lacune di coordinamento. Verificare se vi siano trasferimenti di oneri finanziari. Valutare eventuali misure correttive.

Perché un sistema sociale solido non si misura solo da quanto controlla.

Ma da quanto riesce a garantire continuità, dignità e coerenza nei momenti più fragili della vita.

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