Scuola ticinese: quando la forma prevale sulla sostanza

M.Pelossi, M.E.Hoballah, C.Sassi, M.Galante, R.Soldini, G.Vanetta, S.Agustoni, S.Sulmoni, A.Bettata, B.Gökpinar, M.Ricci
La vicenda della nomina di Désirée Mallè e Mattia Pini a capo della Sezione dell’insegnamento medio superiore (SIMS), invalidata da una sentenza del TRAM, merita una riflessione che vada oltre le aule giudiziarie. Come colleghi, sentiamo il dovere di testimoniare il valore di due professionisti la cui unica "colpa" sembra essere stata quella di aver risposto a una chiamata istituzionale con entusiasmo e competenza.
Il percorso di Mallè e Pini parla chiaro: due insegnanti stimati, capaci di guadagnarsi negli anni la fiducia di allievi, colleghi e direzioni. Prima di approdare alla SIMS, hanno dimostrato solidità amministrativa e gestionale come esperti per l’insegnamento dell’italiano nella maturità professionale e hanno collaborato proficuamente sia con il DFA che con la SUFFP.
Probabilmente è stata proprio questa capacità di muoversi tra i diversi ambiti della Scuola a rendere la loro candidatura preziosa. La scelta fatta dal DECS era un’importante occasione per creare ponti tra le Divisioni della Scuola e della Formazione Professionale e portare una ventata di innovazione nel sistema scolastico.
Purtroppo, per la seconda volta, un vizio di forma ha annullato la decisione del DECS. Il risultato è paradossale: due professionisti seri si ritrovano "alla gogna" mediatica e professionale, privati del loro ruolo non per demeriti, ma per questioni procedurali che nulla hanno a che fare con la loro integrità o le loro capacità.
Sostenere Mallè e Pini significa difendere un’idea di scuola basata sul merito, sulla visione e sulla professionalità. Esprimiamo quindi loro la nostra piena solidarietà, auspicando che la sostanza del grande lavoro da loro svolto da oltre un anno non venga oscurata dalla forma di una sentenza.



