La trappola del controprogetto: contante senza garanzia

Maria Pia Ambrosetti, Granconsigliera per HelvEthica Ticino
Negli ultimi anni il contante sta progressivamente scomparendo dalla vita quotidiana, non per una decisione democratica esplicita, ma per una somma di scelte tecniche, economiche e regolatorie che ne riducono l’uso e l’accessibilità. Proprio per questo l’iniziativa popolare a favore del contante è non solo legittima, ma necessaria: essa chiede di ancorare a livello costituzionale ciò che oggi viene lasciato all’evoluzione del mercato e a decisioni indirette, sottratte al controllo democratico.
Il controprogetto propone di affidare alla Banca nazionale svizzera (BNS) il compito di “assicurare l’approvvigionamento in numerario”. A prima vista può sembrare sufficiente. Ma a uno sguardo più attento emerge una differenza fondamentale: assicurare l’approvvigionamento non significa garantire un diritto. La BNS può continuare a emettere banconote e adempiere formalmente al suo mandato, anche se nella pratica i cittadini trovano sempre meno sportelli, meno bancomat e sempre più situazioni in cui il contante non è accettato. In altre parole, il contante può esistere sulla carta, ma non più nella vita reale.
E proprio qui sta il nodo centrale: l’iniziativa chiede che sia la Confederazione, e non un’istituzione indipendente, a garantire l’esistenza e l’accessibilità del contante. Questo non è un dettaglio tecnico, ma una scelta costituzionale. La Confederazione è politicamente responsabile, risponde al Parlamento e al popolo, ed è direttamente vincolata ai diritti fondamentali. La BNS, per mandato, è indipendente e orientata a obiettivi di politica monetaria, non alla tutela di diritti civili. Spostare il compito dalla Confederazione alla BNS significa allontanarlo dal circuito democratico.
Questo meccanismo ricorda da vicino altre evoluzioni recenti, in cui lo Stato evita di assumersi una responsabilità diretta e la delega a soggetti tecnici o privati (v. qui). Il risultato è spesso analogo: nessuna decisione apertamente coercitiva, ma una progressiva erosione di fatto di un diritto. Non si vieta il contante, semplicemente lo si rende sempre più difficile da usare.
Il contante non è solo un mezzo di pagamento tra gli altri. È uno strumento di libertà, di autodeterminazione, di inclusione sociale. Garantisce privacy, permette transazioni senza intermediari, tutela chi non può o non vuole dipendere da sistemi digitali, e funziona anche in situazioni di crisi, blackout o guasti tecnici. Affidarne il futuro a dinamiche di mercato o a scelte “tecniche” significa ignorarne la dimensione sociale e costituzionale.
L’iniziativa non è nostalgica né antitecnologica. Non vieta i pagamenti elettronici, né si oppone all’innovazione. Chiede semplicemente che il contante resti una vera opzione, protetta come bene pubblico e non relegata a residuo del passato. In definitiva, l’iniziativa sul contante pone una domanda semplice ma fondamentale: vogliamo che l’accesso al denaro fisico sia un diritto garantito, oppure una possibilità sempre più teorica, dipendente da decisioni tecniche e interessi economici? Sostenere l’iniziativa significa scegliere la prima opzione e riaffermare un principio di libertà concreta, non solo formale.



