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COMITATO ATACL'ATAC continua a sostenere il modello svizzero

21.11.23 - 20:38
Gian Marino Martinaglia, per il comitato associazione ticinese per l'autonomia dei comuni (ATAC)
Depositphotos (william87)
L'ATAC continua a sostenere il modello svizzero
Gian Marino Martinaglia, per il comitato associazione ticinese per l'autonomia dei comuni (ATAC)

Le recenti votazioni federali hanno in generale confermato la volontà della popolazione svizzera di difendere in buona sostanza le peculiarità della sua democrazia e la sua indipendenza. Tale difesa è da molti anni un impegno costante dell'Associazione ticinese per l'autonomia dei comuni. Dopo la pausa forzata a causa della pandemia, il comitato rinnovato ritiene importante che l'ATAC, nel contesto delle incertezze attuali, continui a essere un faro critico nei confronti di una politica che troppo facilmente limita la libertà in favore di un centralismo di sempre più difficile controllo. Saremo sempre a fianco dei comuni ticinesi e delle loro comunità sovrane, difendendo il ruolo attivo della cellula base del nostro federalismo. In questi anni di Covid-19 l'associazione ha vissuto una situazione particolare, nella quale non è mancata tuttavia una proficua riflessione sul ruolo e il significato del comune in Svizzera quale livello fondamentale del nostro sistema federale.

L'ATAC vista in generale come lo spauracchio delle fusioni, è in realtà più vicina e funzionale alle istituzioni comunali di quanto si immagini. Essa è infatti in grado di osservare dall'esterno in posizione neutrale i cambiamenti avvenuti dopo le fusioni, che in Ticino sono di fatto gestite e pilotate dal Cantone. Ecco che fusioni troppo estese come a Lugano hanno creato problemi, mentre la situazione avrebbe potuto evolvere gradualmente basandosi sulle autonomie di comuni forti, in grado di gestire i propri servizi e di collaborare alle politiche di agglomerato come avviene in altri Cantoni. Fusioni consenzienti e condivise alla unanimità, collaborazione e responsabilizzazione a livello di potere decisionale e non consultivo dei cittadini, sarebbero finalmente da integrare in una riforma democratica della legge sulle fusioni, che in Ticino ricordiamo veniva definita anticostituzionale dallo stesso ex ispettore cantonale dei comuni ed esperto costituzionalista noto per i suoi tomi sul Comune. Imposizione e metodi arroganti in Svizzera non trovano terreno fertile perché non fanno parte della nostra cultura. E se la neutralità ha un senso è proprio per la cultura e il modello che caratterizza la Svizzera. Se c'è una associazione che si impegna per la difesa e il rafforzamento del modello svizzero, questa è proprio l'ATAC. Lo possiamo constatare amaramente oggi in una Europa dove si stenta a evolvere verso la ricerca di convivenze pacifiche. Purtroppo si utilizza ancora la guerra come soluzione a problemi originati da richieste di autonomia regionale e da squilibri pericolosi fra riesumati blocchi da guerra fredda.

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