Le belle parole sono come i fiori, ma le belle azioni come i frutti

Peter Rossi già Presidente del Consiglio Comunale di Lugano
Dubbi e preoccupazioni ci possono stare, come solleva l’amico Fabio Shnellmann nel suo “non facciamoci un autogol” e anche se prevenire è meglio di curare, fasciarsi la testa prima di averla rotta significa solo angosciarsi per delle situazioni che forse neppure accadranno. Quindi non lanciamo gridi d’allarme creando inutile panico per il fatto che i profughi provenienti dall’Ucraina che da subito possono intraprendere un’attività lavorativa andranno a sostituire parte della mano d’opera indigena. Di certo, salvo qualche eccezione, ciò non avverrà proprio perché dovesse capitare andrebbero ad occupare quelle professioni che da anni vengono svolte unicamente dai frontalieri. Poi perché quanto prima (la speranza è quella) la guerra finirà e la quasi totalità di questi rifugiati saranno ben contenti di rientrare al loro Paese. E se anche qualcuno rimarrà nel nostro Cantone è bene ricordare che il tasso di disoccupazione è ai limiti storici e il mondo dell’industria potrebbe addirittura trarne vantaggio. Un rischio calcolato che le nostre autorità sapranno gestire al meglio e se del caso apportare quei correttivi che se la situazione perdurerà nel tempo, ci indicherà. A questo punto ci si dovrebbe tuttavia chiedere come mai i nostri giovani snobbano certe professioni che preoccuparsi di una situazione temporanea e magari fittizia, ma questa è un argomento politico-sociale che viene accuratamente evitato.




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