ACLI
L'OSPITE
13.09.2020 - 20:450

Le ACLI Svizzera invitano gli elettori a respingere l'iniziativa per la limitazione

La Presidenza delle Associazioni Cristiane Lavoratori Internazionali

LUGANO - La Presidenza delle ACLI Svizzera riunitasi l’11 settembre 2020 ha preso posizione sull’iniziativa UDC sulla limitazione.

Le ACLI Svizzera partecipano al dibattito pubblico, offrendo occasioni di studio e di approfondimento come il dossier nel numero di luglio del bimestrale “il Dialogo” (www.acli.ch) e con l’adesione al CULC (Comitato Unitario per la Libera Circolazione), che raccoglie numerose organizzazioni italiane con sede in Svizzera con l’impegno a lottare contro la discriminazione e per la mobilitazione dei doppi cittadini e delle persone con origini migratorie.

(Zurigo-Lugano, 12.09.2020) - Il 27 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa per la limitazione che chiede di disciplinare autonomamente l’immigrazione degli stranieri. Le ACLI respingono con forza questa iniziativa perché mette a repentaglio la consolidata via bilaterale e aggiunge incertezza all’incertezza. Con la sua iniziativa popolare il partito dell’UDC esige che la Svizzera regoli l’immigrazione in modo autonomo, ciò porterebbe alla fine anche degli altri sei accordi bilaterali - nati dopo il rifiuto del 1992 di aderire all’accordo sullo SEE (Spazio Economico Europeo) - e che tanto bene economico e sociale hanno portato alla Svizzera.

La caduta dell’intero pacchetto di Accordi bilaterali (clausola ghigliottina prevista dall’art. 25, cpv. 4) danneggerebbe gravemente l’economia Svizzera. L’Unione europea è il principale partner commerciale della Svizzera. Nel 2018, le imprese svizzere hanno esportato merci per un valore di 120 miliardi di franchi negli Stati dell’UE. Ciò rappresenta il 50% di tutte le esportazioni. Peraltro, i tre quarti delle importazioni in Svizzera sono di origine europea.

Le conseguenze di un simile scenario sarebbero disastrose anche secondo la Seco (Segreteria di Stato dell’economia) che in un suo rapporto valuta che il PIL della Svizzera diminuirebbe del 5-7% (CHF 500 miliardi in 20 anni). Peraltro, l’accordo di Schengen è basato sulla libera circolazione delle persone. Se la Svizzera vi dovesse denunciare, non sarebbe possibile giustificare il mantenimento degli accordi di Schengen e Dublino con conseguenze sulla procedura di richiesta di asilo e con la reintroduzione di controlli sistematici alle frontiere che noi tutti abbiamo sperimentato durante il recente lock-down imposto dalla pandemia di coronavirus.

Le ACLI invitano gli elettori a valutare tutti i benefici di cui la Svizzera ha goduto, grazie alla libera circolazione. Invitano altresì gli elettori a tenere a mente quanto Papa Francesco da tempo va ripetendo: «Nessuno si salva da solo».

Le ACLI da sempre sensibilizzano i cittadini all’impegno nella “gestione della cosa pubblica”. La partecipazione alla vita politica e sociale deve essere vissuta come un diritto/dovere di ogni cittadino e noi diciamo: andiamo a votare!

Per queste ragioni bisogna votare un chiaro NO contro l’iniziativa il prossimo 27 settembre 2020.

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