ELISA BAUDINO
La casa di produzione cinematografica Goodfellas Motion Pictures si trasferisce in Italia.
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07.01.2021 - 06:300
Aggiornamento : 09:51

In Ticino «siamo sempre stati ignorati e sbeffeggiati»

La casa di produzione Goodfellas Motion Pictures si trasferisce in Italia: Jack Martin ci spiega il perché

LUGANO - Martedì la casa di produzione cinematografica Goodfellas Motion Pictures ha annunciato via social una novità molto importante: il suo trasferimento nel panorama artistico italiano. Ed è l'occasione per Jack Martin, regista e produttore, di dire la sua sulla scena ticinese.

Cosa vuol dire che non sarete più una casa di produzione indipendente svizzera?
«La nostra casa di produzione si sposta in Italia, e questo significa che, di fatto, diventiamo produttori indipendenti italiani. Tutto il nostro lavoro creativo si svilupperà nella vicina penisola. Lasciamo il Ticino si, ci spostiamo in un luogo dove ci troviamo più a nostro agio».

Cosa comporterà questo cambio di strategia?
«Il cambio di strategia, in sviluppo da mesi, porta a un completo ridimensionamento del nostro calendario. Una nuova visione produttiva mista a molte collaborazioni con altre realtà produttive italiane. La nostra strategia si svilupperà nella promozione e distribuzione dei nostri film su suolo italiano. Ovviamente anche i nostri film saranno realizzati in Italia. Inizieremo appena la situazione sarà più favorevole».

Quali collaborazioni si affacciano all'orizzonte?
«Le collaborazioni sono in corso da tempo, ma spostandoci si sono rafforzate e sviluppate su progetti editoriali a lungo termine. Inizieremo col produrre film di giovani registi indipendenti italiani, che hanno passione e l'umiltà giusta per saper collaborare. L'unione fa la forza. Il nostro concetto di cinema non è adatto alla realtà ticinese. Preferiamo guardare oltre le montagne, e sperimentare cose nuove».

Guardandoti indietro, che giudizio dai del lavoro prodotto finora?
«Nel 2022 saranno dieci anni che lavoriamo. Siamo una realtà indipendente, nel vero senso della parola. Abbiamo realizzato 15 cortometraggi, l'ultimo "Jack The Lumberjack" uscito direttamente online il 2 gennaio 2021 (e che si può vedere in allegato, ndr). Il giudizio che posso dare di questi primi 10 anni non è tutto roseo, ma fa parte del mestiere».

Quali problemi avete riscontrato in Ticino?
«Non abbiamo mai avuto sostegno, siamo sempre stati ignorati e sbeffeggiati. Nel nostro paese c'è un irritante sistema di nepotismo, che favorisce senza vergogna le stesse persone. Senza andare in polemica, tanto non serve a nulla qui, il nostro spostamento ci porta in una realtà in cui il cinema è parte della storia del paese, c'è una tradizione, e sicuramente ci troveremo più a nostro agio a lavorare in una realtà del genere. Siamo fieri del lavoro svolto in 10 anni. 15 corti, sempre generi diversi, tra cui anche un documentario, distribuzioni americane e premi vinti. Fuori da qui per noi è tutto diverso». 

C'è un lavoro che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
«Come regista sono fiero di tutti i film realizzati, anche quelli meno riusciti. Ho sperimentato e giocato con il linguaggio cinematografico, ma è ora di buttarsi in nuove esperienze, nuove sfide. Se dovessi scegliere un film direi "Uppercut". Il nostro primo grande successo. Che ci ha portato la prima distribuzione americana oltre a svariati premi internazionali tra cui quello a miglior regia. Era il primo film di una nuova fase che ci ha dato grande soddisfazione». 

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Ultimo aggiornamento: 2021-01-16 01:01:06 | 91.208.130.86