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SVIZZERACredit Suisse, rubati i dati a molti dipendenti

14.02.23 - 08:46
Tipress
Fonte Ats
Credit Suisse, rubati i dati a molti dipendenti

ZURIGO - Nuova tegola per Credit Suisse: la banca ha informato oggi i suoi dipendenti riguardo a un vasto furto di dati che concerne il proprio personale.

Un ex impiegato in India ha copiato le informazioni relative a numerose persone su un dispositivo personale, violando così le linee guida dell'istituto, ha indicato oggi una portavoce confermando una notizia diffusa dall'agenzia Bloomberg e dal portale Inside Paradeplatz (IP).

Il furto risale a diversi anni or sono, ma l'istituto è venuto a sapere del caso solo «da poco», si legge nella lettera inviata a un dipendente pubblicata da IP. Stando ai media in questione i dati sottratti riguardano il periodo 2013-2016 e comprendono anche informazioni sensibili, per esempio su salari e bonus, nonché numeri AVS, saldi dei conti presso CS, numeri di telefono privati e altro ancora.

A oggi, tuttavia, non ci sono indicazioni che le informazioni siano state trasmesse a terzi o che siano state in qualche modo utilizzate, ha spiegato l'addetta stampa all'agenzia Awp. Dopo «un'indagine approfondita dell'incidente», sono state prese e continueranno a essere prese misure, comprese quelle legali, per contenere le conseguenze in modo appropriato, ha aggiunto la portavoce.

Secondo Inside Paradeplatz la fuga d'informazioni è avvenuta nel 2019 a Pune, città indiana dove la banca ha un grande centro informatico. All'epoca un responsabile dei dati che aveva accesso legittimo al sistema del personale copiava tutte le informazioni sui dipendenti. L'uomo ha poi lasciato la banca. Contattato da IP, l'istituto non ha detto se la società lo abbia licenziato o se l'interessato abbia lasciato il posto di sua iniziativa.

Sempre stando a IP l'istituto non si è accorto subito del processo di copia illegale: solo nel marzo del 2021 gli specialisti si sono resi conto che qualcosa non quadrava, a quanto sembra dopo essere entrati in possesso di una email inviata a nome dell'allora Ceo Thomas Gottstein da un account Gmail anonimo. Da questa scoperta sarebbe partita anche una causa giudiziaria negli Stati Uniti.

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