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Starmer contro Johnson: «Non ci può essere orgoglio in un bilancio di 40'000 morti».
REGNO UNITO
10.06.2020 - 14:480

«Non ci può essere orgoglio in un bilancio di 40'000 morti»

Il leader laburista Starmer attacca Johnson, che risponde per le rime

LONDRA - «Il primo ministro si è detto orgoglioso» dell'operato del suo governo nell'emergenza coronavirus, «ma non ci può essere orgoglio in un bilancio di 40'000 morti» certificati dal tampone o di 50'000 stimati dalle elaborazioni statistiche dell'Ons, l'Istituto di statistica britannico. Lo ha detto oggi il leader dell'opposizione laburista Keir Starmer tornando ad attaccare il governo Tory e Boris Johnson sul dossier Covid-19 nel Question Time del mercoledì in Parlamento.

Starmer ha sollecitato il premier a «trarre lezioni» da quanto si è fatto «in altri Paesi». Ma Johnson ha risposto sostenendo che la scienza considera prematuro il paragone con i dati degli altri Paesi e, pur riconoscendo «il lutto di fronte a ogni morto», ha sottolineato a merito dell'esecutivo e dello «sforzo collettivo» del popolo britannico i risultati conseguiti con il lockdown: dalla messa in sicurezza del sistema sanitario e ospedaliero, ai progressi evocati nell'efficacia del sistema di «test e tracciamento», al calo dei contagi in atto.

Il botta e risposta fra Starmer e Johnson ha riguardato pure il rinvio di una ripresa piena delle scuole elementari (avviato a inizio giugno in Inghilterra per due sole classi e rimandato poi per il resto degli istituti a non prima di settembre rispetto agli annunci iniziali, a causa dei timori sugli spazi del distanziamento): con il premier che ha accusato il numero uno del Labour d'avergli imputato dapprima mancanza di prudenza e ora eccessiva cautela per lo slittamento di parte dei piani di riapertura.

Piani rispetto ai quali ha preannunciato peraltro ulteriori tappe imminenti (atteso il via libera a zoo e cinema drive-in dal 15 giugno), non senza la promessa di ulteriori 63 milioni di sterline di finanziamenti pubblici da destinare agli enti locali per le famiglie «più vulnerabili».

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