SUDAFRICA
05.10.2012 - 19:380
Aggiornamento : 05.11.2014 - 19:27

Minatori in sciopero, licenziati in 12mila

Pugno di ferro del gigante sudafricano del platino Amplats contro i minatori che protestavano da tre settimane

JOHANNESBURG - Pugno di ferro del gigante sudafricano del platino Amplats contro i minatori in sciopero. L'azienda, filiale dell'omonimo colosso anglo-americano, ha annunciato la decisione di licenziare 12'000 operai che protestavano da tre settimane nel sito di Rustenburg chiedendo aumenti salariali, mentre ieri seri in nuovi scontri con la polizia un operaio è rimasto ucciso, portando così il numero delle vittime dello scontro sociale a quota 48.

La situazione è divenuta incandescente nel paese anche nel settore dei trasporti, dopo le due settimane di sciopero proclamate dai camionisti: una protesta che ha cominciato ad avere un impatto negativo sulla produzione e le esportazioni del costruttore di automobili mondiale General Motors e sulla Royal Dutch Shell. Il gigante americano dell'automobile paventa uno stop totale della produzione nel caso lo sciopero continui.
Solo una settimana fa Moody's ha abbassato il rating del Sudafrica, passato a Baa1, denunciando la debolezza del governo "a gestire i rischi per la crescita e la competitività" a fronte della crisi sociale.

I riflessi sull'economia nazionale sono stati evidenti, con il rand che ha perso il 2% nei confronti del dollaro di fronte all'incapacità del partito al potere, l'African National Congress (Anc), di riprendere in mano la situazione. Lo stesso presidente Jacob Zuma è stato più volte criticato per non avere saputo dare una risposta chiara dinanzi alle prime proteste, due mesi fa.

La miccia si è accesa in agosto alla miniera di Marikana, quando nel corso di una sparatoria fra operai, forze di sicurezza e sindacati sono morte 35 persone. Altre 10 persone hanno perso la vita nelle violenze successive. Da quella data oltre 75'000 minatori, il 15% dell'intera forza lavoro del settore che rappresenta il 6% del PIL del Sudafrica, hanno incrociato le braccia.

Ieri pomeriggio Zuma aveva lanciato un appello alla calma, lamentando ancora una volta i rischi per l'economia del paese e per gli investimenti di fronte ad un'inasprimento delle proteste. Ma a Rustenburg, nella nota "cintura di platino" - teatro dei principali conflitti sociali in corso -, la tensione resta tangibile nell'aria. In nuovi scontri fra forze dell'ordine e operai, che hanno usato lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere un raduno, un minatore ha perso la vita.

Poi, nella mattinata di oggi, è arrivata la doccia fredda di Amplats. La stessa azienda nei giorni scorsi aveva già minacciato di ricorrere ai licenziamenti dei minatori che si rifiutavano di presentarsi al lavoro. Diverse le reazioni. "Non farò nessun appello", ha riferito alla France Presse un minatore che ha detto di non essere in sciopero, ma di avere paura delle rappresaglie. "Queste persone (gli scioperanti, ndr), sono arrabbiate, e se mi reco al posto di lavoro, sanno dove abito e verranno ad ammazzarmi", ha aggiunto.

Lo scorso gennaio, quando la Impala, rivale di Amplats, decise di licenziare 17'000 lavoratori, la produzione si fermò per sei settimane, tre persone morirono nei tumulti nel giro di poche settimane, la compagnia registrò ingenti perdite e il prezzo del platino schizzò di un +21%.

Ats Ans


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