Altri due fermi per l'attentato sventato alla Bank of America

Salgono a cinque gli arresti dopo le minacce di un gruppo islamista filo iraniano.
PARIGI - Altre due persone sono state poste oggi in stato di fermo nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato, sventato in extremis, contro la sede parigina della Bank of America.
Salgono in totale a 5 le persone finora fermate, ha fatto sapere la magistratura francese. I fermi dei minorenni, scattati nel fine settimana, sono stati "prorogati", ha aggiunto la procura. L'attentato è stato sventato nella notte fra venerdì e sabato ed è stato collegato dal ministero dell'interno alla guerra in Medio Oriente.
Secondo quanto rivelano sia Le Figaro sia BFM TV, un gruppo islamista filo iraniano ha diffuso lo scorso 21 marzo un video in cui minacciava esplicitamente la Bank of America di Parigi, nell'ottavo arrondissement della capitale francese. Il video è stato diffuso una settimana prima dell'attentato dinamitardo sventato nella notte del 28 marzo, e per il quale sono stati effettuati i 5 fermi.
Si tratta di un video di 32 secondi, diffuso verso l'una del mattino su un canale Telegram filo iraniano ad opera di una milizia islamista denominata "Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiyyah", o Hyai. Vi si indica, su Google Maps, il punto esatto in cui sorge la sede della Bank of America a Parigi e diverse immagini del luogo. Al 19esimo secondo, un bersaglio rosso appare sull'immagine con la banca sullo sfondo e il messaggio in inglese «Il sito nel mirino».
Nel testo di minacce pubblicato in 4 lingue, gli autori indicano la banca come possibile futuro bersaglio di un'azione terroristica in quanto «al servizio degli interessi sionisti e di Israele, con un legame profondo con la comunità ebraica in Francia».
«La Bank of America - scrivono gli autori - non è soltanto una banca, ma anche una forza sionista dell'ombra». Il video si conclude con l'avvertimento: «Andate via fin quando non sarà troppo tardi. Evacuate immediatamente», con un logo del gruppo Hyai e una mano che impugna un Kalashnikov davanti a una bandiera filoiraniana.



