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ISRAELELa rabbia dopo il massacro

18.10.23 - 11:13
Hamas e Tel Aviv di rimbalzano le responsabilità della strage (l'ennesima) avvenuto ieri sera all'ospedale palestinese di al-Ahli.
Keystone
La rabbia dopo il massacro
Hamas e Tel Aviv di rimbalzano le responsabilità della strage (l'ennesima) avvenuto ieri sera all'ospedale palestinese di al-Ahli.

TEL AVIV - 18.59. L'ora X che rappresenterà uno spartiacque in questa guerra. L'inferno si è abbattuto ieri sera con violenza sull'ospedale al-Ahli a Gaza City devastando la struttura sanitaria. Il bilancio delle vittime è ancora incerto. «500 morti» secondo il portavoce del ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas, 100 o 200 secondo gli israeliani. Troppi. Mentre Tel Aviv e il comando del gruppo palestinese si rimbalzano le responsabilità, i soccorritori scavano tra le macerie in una corsa contro il tempo.  

Un razzo difettoso? - Le autorità palestinesi accusano Israele della strage, mentre il portavoce militare israeliano Daniel Hagari ha puntato il dito contro la Jihad islamica. Un razzo difettoso palestinese lanciato all'interno della Striscia avrebbe provocato il massacro. «Hamas ha controllato le informazioni, ha compreso che si trattava di un razzo difettoso della Jihad islamica e ha deciso di lanciare una campagna globale sui media per nascondere quanto era accaduto davvero. Hanno inoltre gonfiato il numero delle vittime». 

Hagari ha precisato che le conclusioni dell'indagine condotta da Israele sull'esplosione nell'ospedale si sono fondate su informazioni di intelligence, su 'sistemi operativi', e su immagini aeree. «Confermiamo che in quella circostanza non ci sono stati attacchi israeliani» ha detto. Hagari ha poi fatto ascoltare la registrazione di una conversazione fra due miliziani palestinesi che confermerebbe che in apparenza parlavano di una esplosione causata da un razzo difettoso. In una guerra in cui la propaganda, anche sui social, è vitale, anche scaricare le responsabilità sul nemico diventa essenziale. 

La condanna del mondo arabo - Nel frattempo dal mondo arabo si è sollevata unanime la condanna contro il crimine umanitario. La milizia sciita libanese Hezbollah ha invocato uno sciopero generale per un «giorno della rabbia» in solidarietà alle vittime. Anche in Turchia, Iraq e Giordania, i manifestanti sono scesi in strada con le bandiere palestinesi.

I video e le fotografie del bombardamento trasmettono la drammaticità della stage. «Nel cortile c’erano centinaia di corpi sventrati. Al-Ahli Hospital era diventato il rifugio di moltissime persone che in questi giorni hanno perso la casa sotto le bombe», ha spiegato al Corriere della Sera il dottor Bashar Murad. «Ci sono decine di bambini a terra, squarciati, morti accanto ai loro pochi giocattoli. Gli unici che erano riusciti a portare con loro».

Le vittime: bambini e anziani - Una strage, l'ennesima, di innocenti. Gli orrori si moltiplicano e alimentano un odio ormai viscerale tra due popoli mai così tanto distanti. Un altro massacro che evoca slogan di vendetta. «Non ho la forza né il tempo per arrabbiarmi, ma in quell’ospedale non si nascondevano i miliziani di Hamas. C’erano delle persone senza niente, disperate. E c’erano i pazienti. Non posso immaginare la paura», ha continuato Murad.

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