MAFIALa "profezia" su Messina Denaro, le «voci palermitane» e il non detto

23.01.23 - 11:30
Dopo la previsione sulla cattura, Salvatore Baiardo - ex prestanome dei Graviano - è tornato a parlare. Poco. E senza accendere nuove luci
Reuters / screenshot
La "profezia" su Messina Denaro, le «voci palermitane» e il non detto
Dopo la previsione sulla cattura, Salvatore Baiardo - ex prestanome dei Graviano - è tornato a parlare. Poco. E senza accendere nuove luci

PALERMO - «Le mie non sono profezie, ma cose serie». E su questo i dubbi erano pochi. Erano troppo precise e circoscritte le dichiarazioni di Salvatore Baiardo, il fiancheggiatore dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, che lo scorso novembre aveva previsto l'arresto di Matteo Messina Denaro. «Presumiamo che sia molto malato e faccia una trattativa per consegnarsi lui stesso per fare un arresto clamoroso». Queste le sue parole allora. E le profezie, per loro definizione, non sono fatte né di millimetri né tantomeno di minuti.

Detto questo, chi si attendeva un filo di chiarezza in più da parte di Baiardo, che ieri sera ha avuto l'occasione di accendere una luce sulle proprie rivelazioni - in qualità di ospite nel "prime time" domenicale de La7 a "Non è l'arena" -, si è invece trovato ad assistere a polverose circonlocuzioni e poco più. Una luce molto flebile.

Baiardo, nonostante il pressing delle domande, si è di fatto tirato indietro. Come ha fatto a fare quella previsione così puntuale? Da chi è arrivata? Come poteva sapere dell'aggravarsi delle condizioni di salute del boss? Lo stesso oncologo che aveva in cura il signor "Andrea Bonafede" presso la clinica La Maddalena di Palermo, il dottor Vittorio Gebbia, aveva parlato, in un'intervista a Repubblica, di una «coincidenza temporale davvero inquietante». E questo perché «erano passati non più di tre, quattro giorni da quando abbiamo rilevato un aggravamento del tumore che ci ha indotto a cambiare terapia ed ha reso più severa la prognosi» a quando l'ex prestanome dei boss di Brancaccio ha rilasciato le sue dichiarazioni, a novembre.

Voci palermitane
Non sarebbero in ogni caso i Graviano i "mandanti" delle sue affermazioni. Questo, Baiardo ha voluto dirlo chiaramente, quasi spezzando una lancia a favore di quelli che lui chiama «ragazzi». Che «erano giovani e hanno fatto delle fesserie» - sempre che si possano derubricare a semplici «fesserie» le stragi del 92-93. Ma torniamo al punto. «Riina, Provenzano, Messina Denaro, dove sono stati arrestati? In Sicilia tutti e tre. I fratelli Graviano invece a Milano. Questo vuol dire che si stanno facendo un’altra vita. Nel ’92 si sono trasferiti sul Lago d’Orta, se volevano continuare a delinquere sarebbero rimasti in Sicilia. Come fanno a volerle dire questa cosa se vogliono tirarsi via da un certo ambiente? Non ci sono solo i Graviano. Io parlo per altri, persone in ambito palermitano, non per bocca loro». I nomi però non li fa.

I Graviano, ha detto, «hanno staccato la spina da Palermo». E comunque, ora sono "sepolti" al 41 bis; lui non li vede né li sente da trent'anni. Il filo, Baiardo lo riallaccia alla questione del fine pena mai. E anche in questo senso ribadisce che la cattura di Messina Denaro «non può far comodo solo» ai Graviano, dato che in Italia «sono 1022 le persone che hanno l’ergastolo ostativo». E in precedenza, è bene ricordarlo, nell'esporre la sua "profezia" aveva pure messo sul tavolo l'ipotesi di un «regalino» al nuovo governo - l'arresto, appunto, del super latitante - controbilanciato da possibili accordi legati all'abrogazione del regime ostativo. Ipotesi, appunto. Come lo è il fatto che qualcuno possa aver imbeccato Baiardo per "sporcare" la cattura di Messina Denaro, facendola passare per un'operazione concordata tra le parti.

Un arresto da sporcare?
«Non dovevo parlare così sarebbe stata una cattura normale?» La consapevolezza di quell'ombra c'è anche da parte sua. Inevitabile dopo il battage degli ultimi giorni. E anche alla luce di quanto affermato, poco prima della sua apparizione televisiva, dall'ex procuratore di Palermo, Roberto Scarpinato. Messina Denaro «ha iniziato a commettere una serie di errori da dilettante: usare il telefonino, chattare. Perché evidentemente aveva deciso di lasciarsi prendere», ha detto, scaricando anche una buona dose di ombre sull'operato delle istituzioni. «Protezione ad altissimo livello» perché «nessun latitante può resistere per trent'anni senza protezione».

Messina Denaro «non ha molto da vivere»
Baiardo ha poi rievocato sia l'arresto di Riina - e la discrepanza sul fermo dell'uomo che ha permesso di arrivare a lui, ovvero Balduccio di Maggio - che l'agenda rossa di Paolo Borsellino di cui afferma di aver «visto dei fogli che la riproducevano» e pure «il passaggio di mano». Più tranchant, tornando alla stretta attualità, è stato invece quando ha parlato delle condizioni di salute attuali del boss di Castelvetrano. «Non ha molto ancora da vivere, altrimenti non sarebbe successo quello che è successo». Per il resto pochi frammenti dispersi nell'ombra. La luce è altra cosa.

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