Gisèle Pelicot, violentata da 50 uomini, per la prima volta in TV: «Ero una bambola di stoffa»

La donna, drogata e violentata da più di 50 uomini reclutati dal marito su internet, si è raccontata nel più importante programma letterario televisivo francese. Sull'ex coniuge: «Vorrei andarlo a trovare in carcere e guardarlo negli occhi»
PARIGI - «Non riconoscevo quegli uomini, nemmeno quella donna che aveva le guance flosce, la bocca molle. Era una bambola di stoffa». Così scrive Gisèle Pelicot nel suo libro "Un inno alla vita", in uscita il 17 febbraio, di cui Le Monde aveva già pubblicato un'anticipazione alcuni giorni fa. Ieri sera, nel più importante programma televisivo letterario francese - La Grande Librairie - la donna che per 10 anni è stata violentata da più di 50 uomini reclutati su internet dal marito, marito che la drogava prima degli incontri, si è concessa alle telecamere nella sua prima intervista televisiva. Dove ha ripercorso alcuni momenti dell'orrore vissuto.
«Oggi sto meglio e questo libro mi ha permesso di fare il punto della mia vita e di ricostruirmi da questo campo di rovine» ha detto. «Essere qui stasera significa che oggi sono una donna che si erge a testa alta, perché si tende sempre a dire che la vittima deve essere una "buona' vittima". Vale a dire, depressa, suicida. Voglio dimostrare che questo libro è un messaggio di speranza per tutte le donne che stanno attraversando periodi molto difficili della loro vita. Tutte abbiamo dentro di noi le risorse necessarie che spesso non sospettiamo», ha aggiunto.
Per un'ora, Gisèle Pelicot ha parlato degli stupri subiti da ogni tipologia di uomini («di ogni categoria sociale ed età) davanti al coniuge: per tutta l'intervista si è riferita a lui chiamandolo solo "Monsieur Pelicot". «Vorrei andarlo a trovare in carcere e guardarlo negli occhi» ha detto la 73enne che oggi ha un nuovo compagno.
Riguardo alla relazione coniugale con l'ex marito, ha riferito di non essere mai stata una donna sottomessa, «anzi sono sempre stata una donna indipendente e volitiva». E ha rimarcato che «lui non riusciva a realizzare tutte le sue fantasie, quindi ha trovato un modo per farlo». Facendole «ingerire dosi da cavallo di cui poi non restava traccia».
«Qualcuno - ha dichiarato - durante i rapporti pensava addirittura che fossi morta, poi quando sentiva la pelle calda continuava». Si è anche soffermata su alcuni momenti del processo, dove sono sfilati i suoi violentatori, dicendosi stupefatta di alcune affermazioni rese a loro difesa. «Qualcuno ha detto che non si era trattato di stupro, perché aveva avuto il permesso da mio marito. Come se io non fossi esistita».



