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ITALIANapoli: 15enne mangia sushi all'All you can eat e muore

14.12.21 - 15:40
Dopo dieci giorni di ricovero in ospedale, il cuore del giovane ha smesso di battere. Aperta un'inchiesta
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Napoli: 15enne mangia sushi all'All you can eat e muore
Dopo dieci giorni di ricovero in ospedale, il cuore del giovane ha smesso di battere. Aperta un'inchiesta

NAPOLI - Una giornata fuori con le amiche e un pranzo per pochi soldi. Luca Piscopo, 15enne di Napoli, era uscito a mangiare in un ristorante giapponese che offriva la formula "all you can eat", ma poche ore dopo si è sentito male. Il suo calvario è finito pochi giorni dopo in ospedale.

In gran voga da anni, i ristoranti che permettono di mangiare sushi a volontà per soli 14 euro, o 22 sull'ora di cena, sono spuntati come margherite su tutto il suolo italiano. Se di base chi ne approfitta condivide sui social piatti stracolmi e sorrisi, il pranzo di Luca Piscopo è finito in tragedia. Uscito dal ristorante in cui si era recato con le amiche nel quartiere Vomero di Napoli, ha iniziato ad accusare un forte malessere, con febbre alta, diarrea e vomito. Era il 23 novembre. Si era poi prima recato dal suo medico di base, che gli aveva prescritto degli antibiotici, ma non aveva ritenuto necessario il ricovero, e infine, con la febbre che non accennava a scendere, in ospedale, dove è deceduto lo scorso due dicembre.

Le cause della morte non sono ancora chiare, ma le indagini cercano un nesso tra la morte del ragazzo e il cibo, perché tutte le amiche avevano accusato nei giorni successivi al pranzo dei disturbi a livello gastrico. In particolare, le autorità guardano alla salmonella. Questo perché una delle ragazze era stata ricoverata il tre dicembre e, dalle analisi del sangue, era emerso che il batterio era presente. Ora sono attesi i risultati dell'autopsia di Luca Piscopo, che arriveranno nelle prossime settimane.

Nel frattempo, due persone sono indagate dalla Procura di Napoli. Sono il proprietario del ristorante, un cittadino cinese, e il medico di base del ragazzo. Riferisce il Corriere della Sera che, nell'indagine curata dai pubblici ministeri Federica d'Amodio e Luigi Landolfi, i due indagati sono tali in modo che venga garantito loro il diritto di difendersi.

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