Proteste contro il padiglione russo alla Biennale: sarà chiuso fino a novembre

Performance visibili solo su tre monitor. La polizia sorveglia.
VENEZIA - Tutto tace al Padiglione russo che ha infiammato le polemiche alla Biennale Arte di Venezia oggi, nel giorno dell'apertura al pubblico. La Palazzina Liberty del governo di Mosca è chiusa e sulla vetrata ci sono tre monitor con le performance degli artisti, soprattutto esibizioni musicali con suoni ancestrali e danza, registrate nei quattro giorni di pre apertura riservati ai giornalisti e agli addetti ai lavori. Il padiglione russo, visitato ieri dal vicepremier italiano Matteo Salvini, resterà chiuso per tutta la durata della Biennale, fino al 22 novembre. Fuori è sorvegliato dalle forze dell'ordine, dopo le polemiche il giorno dell'inaugurazione ufficiale durante il pre-opening alla presenza dell'ambasciatore russo in Italia Alexey Paramanov e della commissaria Anastasia Karneeva, con lancio anche di una bottiglia di latte e una fetta di parmigiano.
Le persone che si fermano scattano selfie e sembrano un po' disorientate davanti ai monitor che sotto riportano una descrizione del progetto in russo, inglese e italiano. "Abbiamo voluto riempire lo spazio di situazioni come la danza, l'apprendimento, l'ascolto, il timido scambio di sguardi - viene spiegato -. Ci rivolgiamo a un visitatore ideale, impossibile. Restate per ore, cogliete i dettagli, decifrate i nostri enigmi" si legge nel cartello sugli ingressi vetrati.
Il Padiglione della discordia, la cui apertura è stata criticata dalla premier italiana Giorgia Meloni e dal ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha inviato gli ispettori e disertato l'inaugurazione del 9 maggio, alla fine è rimasto aperto solo quattro giorni. Sono arrivati anche i richiami della Unione Europea con la minaccia di sospendere i finanziamenti di 2 milioni di euro alla Biennale di Venezia. La questione è ancora appesa e la Commissione Ue aspetta la risposta della Fondazione di cui scadono i termini di invio l'11 maggio.
Oggi ai Giardini si consuma però una nuova contestazione indetta da varie sigle radicali che attaccano il Presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco e il viceprimer Matteo Salvini, favorevole alla partecipazione russa alla Biennale. «Nessuna libertà con Putin», gridano. «L'Ucraina vincerà, questa mostra è una pagina vergognosa del XXI secolo».



