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MONDOPaesi senza Covid? Ne sono rimasti solo cinque

02.07.21 - 06:00
A 18 mesi dall'inizio della pandemia restano pochi territori liberi dal coronavirus. Ma su alcuni c'è più di un dubbio.
Depositphotos (foto d'archivio)
MONDO
02.07.21 - 06:00
Paesi senza Covid? Ne sono rimasti solo cinque
A 18 mesi dall'inizio della pandemia restano pochi territori liberi dal coronavirus. Ma su alcuni c'è più di un dubbio.
Dalla lista sono scomparsi nei primi mesi del 2021 nazioni come la Micronesia, Palau, Kiribati e le Isole Cook.

PYONGYANG - Il Covid-19 non ha ancora toccato, almeno non ufficialmente, tutti gli angoli del nostro pianeta. Lo scorso febbraio, a un anno dall'inizio della pandemia, in un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità venivano elencati 14 Paesi nella lista dei territori in cui non era stato ancora registrato un singolo caso. La lista in questi mesi si è però ulteriormente ridotta.

La Micronesia ha registrato il suo primo caso agli inizi dell'anno. A maggio è stato il turno delle solitarie Palau e Kiribati. E all'inizio di giugno anche le Isole Cook hanno dovuto fare i conti con il loro primissimo tampone positivo. Di caso in caso l'elenco è stato così gradualmente eroso e oggi - a 18 mesi circa dall'inizio della pandemia - a resistere sono rimasti solamente cinque Paesi. Tre in Oceania e due in Asia: Tuvalu, Nauru, Tonga, Turkmenistan e Corea del Nord.

Letteralmente isolati dal Covid
Ora, va detto che - come già rilevato dalla comunità scientifica in precedenza e a maggior ragione oggi, a fronte di oltre 183 milioni di casi confermati in tutto il mondo - queste cinque realtà"Covid-free" vanno confrontate attraverso unità di misura diverse. I tre Paesi oceanici in realtà non sollevano particolari dubbi. In ordine, partendo dal meno popolato, c'è Tuvalu. A volte descritto come il Paese meno visitato al mondo, conta poco più di 11'000 abitanti ed è quindi plausibile che sia riuscito a resistere finora senza che il virus facesse breccia.

Lo stesso discorso si può applicare alla Repubblica di Nauru. Il minuscolo stato insulare ha una popolazione di circa 12'000 persone, ha vaccinato praticamente tutti gli adulti da mesi e non figura in cima alla lista delle mete più gettonate dai turisti. E poi c'è Tonga che, oltre alla posizione remota nel mezzo dell'Oceano Pacifico, si è affidato a rigide misure con tanto di frontiere chiuse per i (pochi) turisti e quarantene obbligatorie per i propri cittadini rimpatriati.

Gli"zero casi" di Pyongyang e Ashgabat
Più di un dubbio continuano invece a sollevare i miracolosi"zero casi" registrati nei due paesi asiatici in lista che, oltre non poter contare sugli evidenti benefici dell'essere circondato per centinaia di chilometri dalle acque oceaniche, sono anche tristemente noti per non fare della trasparenza il loro primo pensiero.

Il Turkmenistan è finito nell'ultimo anno nel mirino di diverse ong per la gestione dell'emergenza, con gli indici ben puntati verso le autorità di Ashgabat, accusate di aver nascosto la circolazione del virus. In una recente intervista, il presidente Berdymukhamedov ha invece affermato a Mir24 che «grazie al lavoro fatto», nel Paese «non è ancora stato scoperto un singolo caso della malattia». E sono parole che, con un pizzico di malizia, sembrano prestarsi a diverse interpretazioni.

Infine c'è la Corea del Nord. Il"regno" di Kim Jong-un fu tra i primissimi paesi, già nel mese di gennaio del 2020, a sigillare i propri confini dopo la notizia del primo focolaio di Wuhan. E nonostante la vicinanza con la Cina e la Corea del Sud, con le quali condivide parte dei suoi confini, Pyongyang ha ribadito con il passare dei mesi la propria linea di successo, dichiarandosi libera dal Covid. Un possibile caso sospetto era stato segnalato nel mese di luglio dello scorso anno dall'agenzia di stato Kcna. Allarme poi rientrato in pochi giorni.

Qualcosa però potrebbe cambiare nel prossimo futuro. Solo pochi giorni fa, il leader nordcoreano ha denunciato un «grave incidente» legato alla pandemia, annunciando - senza però precisarne la natura - che «questo pone un'enorme crisi per la sicurezza della nazione e del suo popolo».

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