Violenze nello Xinjiang: nazionalismo e cordoglio nell'opinione pubblica

PECHINO - L'opinione pubblica cinese appare sballottata oggi, almeno a giudicare da un rapido sguardo alle principali chatline su Internet, tra una reazione nazionalista e la simpatia per le vittime delle violenze di Urumqi, la capitale del Xinjiang nella quale 156 persone sono morte in scontri a sfondo etnico.
Secondo un internauta, ad esempio, gli avvenimenti del Xinjiang "dimostrano la correttezza della battaglia anti-terroristica dell'America" che viene però criticata in quanto "patria di Rebiya (Kadeer, la dissidente uighura che vive in esilio negli USA). "È troppo, tutti i rivoltosi devono morire!", conclude il suo intervento l'internauta, che non si firma.
Un gruppo di internauti di Chongqing, nel sud della Cina, hanno invece messo online una "bacheca" nella quale si possono esprimere le proprie condoglianze ai "parenti" del Xinjiang (quindi, non proprio "fratelli"). "Preghiamo per un paese così bello, con le sue praterie, dove vive un popolo di 47 etnie (quelle ufficialmente censite in Cina) che condividono uno stesso destino" ha scritto uno dei numerosi intervenuti.
Gli uighuri sono una delle più numerose delle minoranze etniche cinesi e rappresentano oggi circa il 44 per cento dei 20 milioni di abitanti del Xinjiang.
ats
Foto apertura: Keystone AP Ng Han Guan









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