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REGIO INSUBRIA: Lecchese il testimone chiave al processo contro la "Ss" che a Bolzano sterminò 11 detenuti di guerra
Nel gennaio del '45, U.S., originario di Rovigo, da 33 anni residente con la moglie insegnante a Lecco, era solo un diciannovenne.
Conobbe allora Mischa Seifert, la “Ss” che nel lager di Bolzano torturò e uccise 11 detenuti.
REGIO INSUBRIA: Lecchese il testimone chiave al processo contro la "Ss" che a Bolzano sterminò 11 detenuti di guerra
Nel gennaio del '45, U.S., originario di Rovigo, da 33 anni residente con la moglie insegnante a Lecco, era solo un diciannovenne. Conobbe allora Mischa Seifert, la “Ss” che nel lager di Bolzano torturò e uccise 11 detenuti.
BOLZANO.
"Lo ricordo bene, la sua violenza era senza pari, ma questa condanna doveva arrivare prima".
Nel gennaio del '45, U.S., originario di Rovigo, da 33 anni residente con la moglie insegnante a Lecco, era solo un diciannovenne.
Conobbe all...
BOLZANO.
"Lo ricordo bene, la sua violenza era senza pari, ma questa condanna doveva arrivare prima". Nel gennaio del '45, U.S., originario di Rovigo, da 33 anni residente con la moglie insegnante a Lecco, era solo un diciannovenne. Conobbe allora Mischa Seifert, la “Ss” che nel lager di Bolzano torturò e uccise 11 detenuti. "Sono tra i fortunati che oggi possono raccontare - aggiunge- anche se è un capitolo della mia vita che sinceramente ho cercato di dimenticare tante volte".Seifert, che oggi è un pensionato ultra ottantenne rifugiato in Canada, è stato condannato a 55 anni di distanza da quei fatti dal tribunale militare di Verona: Ergastolo. Contro l'aguzzino di Bolzano una miriade di testimonianze raccolte dal Procuratore Militare Bartolomeo Costantini. Tra queste le parole significative di un lecchese che finì nella mani delle “Ss” dopo che un vicino di casa l'aveva denunciato per diserzione e che, ora, a tanti anni di distanza ha accettato di raccontare i suoi ricordi in una ampia intervista pubblicata in queste ore sul settimanale lecchese “Il Resegone”: "Passai circa tre mesi nel lager di Bolzano. Seifert, con il suo compagno Otto Sein, si presentava ogni sera cantando. Apriva una cella a caso e indicava un prigioniero. Per quella persona era la fine. Veniva torturata e picchiata sino alla morte che ci si doveva augurare la più veloce possibile".Ora la condanna: "Si può dire che Giustizia è fatta anche se con colpevole ritardo". In effetti Seifert è stato recentemente fotografato a Vancouver dove vive con la moglie in Commercial street 5471. Contro di lui è stata chiesta l'estradizione anche se i tempi si preannunciano lunghissimi: “Ma l’importante - hanno commentato gli inquirenti di Verona - è averlo finalmente scovato. Ora non avrà più la vita facile come prima. Al giornalista che l’ha scovato, Seifert non ha negato la propria identità”.
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