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LUGANO
01.06.2018 - 18:120
Aggiornamento : 21:39

Tra i flussi di parola prosegue Poestate

Terzo appuntamento con il Festival letterario luganese, segui la diretta di Tio.ch/20Minuti

Dopo il grande successo del Poetry Pride continua la programmazione del Festival Poestate, giunto alla terza serata.

L’appuntamento odierno ha preso il via con la presentazione, curata da Aurelio Sargenti, di Demetrio Vittorini. Vero e proprio “testimone” di decenni di grande letteratura italiana (figlio di Elio, fu tenuto a battesimo da Eugenio Montale) e professore per una ventina d’anni a Lugano, «è da considerarsi un privilegiato dal punto di vista culturale». Lunghissimo l’elenco di personalità da lui conosciute: da Moravia a Pasolini, da Guttuso a Pratolini. Di particolare interesse i libri di ricordi pubblicati dal 2000 a oggi.

Vittorini ha ricordato alcuni episodi che ha vissuto o di cui è stato testimone: il gruppo dei Piemontesi (Ginzburg, Calvino, Lalla Romano), la visita in casa del padre di Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni, il regalo di un quadro da parte di Giorgio Morandi. Grande conoscitore di lingue, Vittorini è stato traduttore, dall’inglese soprattutto ma anche dal russo. «Nessuno scrittore può diventare un bravo scrittore se non impara prima a tradurre». Vittorini ha studiato molto all’estero e si sente «figlio di tre patrie»: Italia, Inghilterra e Svizzera. «Sono andato all’estero perché non volevo restare in Italia ed essere “il figlio di Elio Vittorini”».

Si è passati poi all’incontro di Sergio Roic con Marco Fantuzzi. Professore che si è scoperto con gli anni narratore, Fantuzzi ha fatto una panoramica su cosa l’ha spinto a diventare scrittore e a pubblicare quattro libri. “Galeotto” fu un viaggio esotico annullato all’ultimo minuto, ha spiegato.

La scuola è uno dei temi favoriti del Fantuzzi «scrivente», come si è autodefinito. «Non mi sento di scrivere dei tormenti dell’operaio in fabbrica, è il mondo che ho più o meno conosciuto». Fantuzzi è passato attraverso uno “scontro” linguistico con l’editore romano del primo libro, che si è sentito arbitrariamente in dovere di correggere alcune espressioni «troppo lombarde».

Sergio Roic, nell’occasione, è stato omaggiato con il Premio Poestate, il terzo assegnato quest’anno (dopo Valerio Magrelli e Francesca Vecchioni).

Guido Grilli è stato il terzo ospite della serata. Giornalista e poeta, ha pubblicato il suo esordio letterario “Passaggi” con l’editore Alla chiara fonte. Tra le fonti d’ispirazione delle liriche di Grilli c’è la barca a vela: “Ti abbiamo portato a morire sul cemento / salutandoti con tre tocchi sulla prua”.

Fantuzzi, oltre ai versi della sua prima raccolta, ha proposto al pubblico accorso nel patio di Palazzo Civico alcune liriche inedite. Tra immagini urbane e luoghi lontani ed evocativi come il Portogallo, la poesia di Fantuzzi tocca alcuni dei temi fondamentali della vita, come la nascita e la morte.

Dalla poesia si è poi passati alla filosofia - legata alla poesia, ovviamente - con Fabio Merlini. «Qual è la verità della poesia?» ha chiesto Merlini, rapportandola alla verità scientifica. Le due sono complementari: «Esiste una verità poetica, la verità del mondo che la poesia aiuta a illuminare».

La poesia permette a frammenti di mondo di manifestarsi, spiega Merlini. «Qualche cosa si rivela, noi vediamo il mondo secondo un ordine del senso che non è quello articolato dalla temporalità che regola le nostre esistenze». La rivelazione, quindi, ma anche il poeta che risponde «all’appello della bellezza» e, lavorando la lingua in un certo mondo, «ricostruirla per dare forma alla materia».

Dalla dimensione filosofica si è passati a quella musicale e poetica: la chitarra di Claudio Farinone ha introdotto l’ultimo intervento di serata (causa l’assenza di quello che doveva essere l’ultimo ospite, Alberto Pellegata), lo sguardo sulla poesia catalana contemporanea curato da Gilberto Isella.

Dopo una panoramica sulla cultura e letteratura catalana, terra balzata agli onori delle cronache per le vicende politiche e sociali più che per il valore dell’arte locale, Isella ha introdotto Silvia Aymerich-Lemos e Pau Joàn Hernàndez.

Per prima è stata presentata l’opera di Aymerich-Lemos: si è presentata in francese ma ha letto le proprie opere in lingua catalana, con la seguente traduzione in italiano letta da Isella. Il pubblico ha potuto apprezzare la musicalità del catalano prima e comprendere la profondità del suo universo poetico, poi.

Nelle sue opere Pau Joàn Hernàndez, nato a Barcellona, parla molto della sua città e in particolare del suo quartiere, El Farró. La sua poetica tratta temi universali, come ad esempio l’eutanasia. E’ anche un romanziere più che prolifico: ne ha realizzati una trentina. Molti di più i libri da lui tradotti in diverse lingue: sono più di trecento. Hernàndez ha ricordato i tempi non facili che vive la Spagna, «dove ci sono persone che vanno in galera per le loro opinioni, per una canzone, per un tweet».

Ha concluso la serata, dopo altre splendide note suonate da Farinone, l’incontro con Carlo Agliati, che ha presentato la rivista Il Cantonetto fondata dal padre, Mario Agliati, nel 1953. «Un curiosissimo indagatore» ha ricordato Isella, che ha avuto modo di conoscere Mario Agliati.

«Il lavoro di ricerca è stato scientifico, minuzioso» ha aggiunto Isella in merito a ciò che è stato alla base della rivista. Il Cantonetto non parla di poesia - seppure non manchino contributi letterari - ma parla di aspetti di storia, di arte e di curiosità del territorio.

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