La benzina sarà più cara? Come reagirà il franco svizzero?

I mercati reagiscono all'attacco sull'Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz.
WASHINGTON - Il prezzo del petrolio vola in avvio di settimana dopo gli attacchi di Usa e Israele all'Iran. Dopo aver toccato un rialzo massimo del 13% il Brent viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell'8,28% mentre il Wti passa di mano a 72,24 dollari al barile con un rialzo del 7,79%.
Tutto verso l'alto - Gli attacchi all'Iran avviati nel week-end spingono anche le quotazioni dell'oro, tradizionale bene rifugio. Il prezzo spot del metallo prezioso guadagna stamani il 2,02% a quota 5'383,97 dollari l'oncia. In rialzo anche l'argento che viene scambiato a 95,23 dollari con un progresso del 2,09%. Anche il dollaro si rafforza sulle principali valute internazionali con l'escalation in Medio Oriente, a seguito dell'attacco in Iran. L'euro scende invece a 1,1725 sul biglietto verde. In flessione anche la sterlina a 1,3372 sul dollaro e il franco svizzero a 1,2963.
Aumento in arrivo - Tornando al petrolio, i prezzi sono cresciuti del 17% dall'inizio dell'anno, a causa delle dichiarazioni di Trump contro l'Iran. L'analista di GasBuddy Patrick De Haan, interpellato dal network americano Nbc News, ritiene che il costo della benzina salirà nei distributori già verso la fine di questa giornata o, al più tardi, nei prossimi giorni. Il calcolo è semplice: i prezzi al dettaglio della benzina variano di circa 2,5 centesimi per ogni dollaro di variazione del prezzo del petrolio greggio. Questo vale per gli Stati Uniti, ma restano da vedere quali saranno le conseguenze per i consumatori europei e svizzeri.
Il gas - Balzo pure del prezzo del gas in avvio di contrattazioni. Il nodo è lo stretto di Hormuz: i prezzi del gas naturale europeo potrebbero più che raddoppiare se il trasporto attraverso lo stretto venisse interrotto per un mese, secondo Goldman Sachs. Gli indici di riferimento in Europa e in Asia non hanno quasi scontato i premi di rischio associati all'Iran, scrivono gli analisti in un rapporto. La questione di Hormuz è centrale: dallo stretto transita oltre il 20% della domanda giornaliera mondiale di petrolio e, a pagare le maggiori conseguenze della sua chiusura, potrebbero essere la Cina e l'Europa.
Peggio per Europa e Cina che per gli Usa - Circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, proveniente principalmente dal Qatar, transita attraverso questo punto nevralgico e un blocco di un mese potrebbe far aumentare i prezzi europei e quelli spot del gas naturale liquefatto asiatico del 130% fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche, sintetizza Bloomberg sulla base dei calcoli di Goldman Sachs. Tuttavia, secondo gli analisti, l'impatto sul gas naturale statunitense sarebbe probabilmente limitato. Gli Usa sono un grande esportatore netto di questo combustibile super raffreddato, mentre gli impianti di liquefazione operano tipicamente a pieno regime, lasciando loro poco margine per aumentare le spedizioni.
La questione fertilizzanti - Bisogna fare attenzione anche alla catena di approvvigionamento dei fertilizzanti: dallo stretto di Hormuz passa un terzo del commercio mondiale di queste sostanze. Un blocco prolungato o una situazione perdurante d'incertezza nella regione potrebbero avere conseguenze pesanti sul settore agricolo internazionale.
Le criptovalute stanno a guardare - La crisi in Medio Oriente, dopo l'attacco in Iran, lascia quasi del tutto indifferenti le criptovalute. Dal canto suo, il Bitcoin sale dello 0,7% a 66.133 dollari. In aumento anche Binance (+0,8%), Solana (+0,4%) e Dogecoin (+0,1%). In flessione Cardano (-0,5%).



