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Espulsi i due attivisti della Flotilla che erano detenuti in Israele

Altri equipaggi sono determinati a rompere il blocco navale israeliano e a sbarcare a Gaza.
Foto AFP
Fonte ats
Espulsi i due attivisti della Flotilla che erano detenuti in Israele
Altri equipaggi sono determinati a rompere il blocco navale israeliano e a sbarcare a Gaza.

Saif Abukeshek e Thiago Avila sono liberi: i due attivisti, sequestrati dagli Israeliani mentre si trovano a bordo di due imbarcazioni nelle acque internazionali al largo di Creta, sono stati scarcerati dopo giorni di isolamento in cella.

«Sono appena arrivato ad Atene. Restano indietro migliaia di prigionieri palestinesi, bambini, donne e uomini. Sono sicuro che il trattamento che ho subito non è paragonabile alle sofferenze che subiscono, dobbiamo continuare a mobilitarci», ha scritto sui social Abukeshek subito dopo l'arrivo in aeroporto ad Atene e prima di imbarcarsi su un volo verso la Spagna. Il brasiliano Avila si è invece diretto al Cairo.

Le autorità di Tel Aviv hanno annunciato la loro espulsione bollandoli come «due provocatori professionisti, appartenenti alla flottiglia delle provocazioni: Israele non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza». Resta il fatto che dopo l'assalto illegale alla flottiglia, a migliaia di miglia dalle coste della Striscia di Gaza, i due sono stati rilasciati senza la formalizzazione di alcuna accusa, soprattutto quella ventilata di avere legami indiretti con Hamas, lasciata apparentemente cadere nel nulla di fatto.

La Flottilla intanto non demorde: altri equipaggi sono determinati a rompere il blocco navale israeliano e a sbarcare a Gaza, seppure l'impresa sia da anni vanificata dall'intervento militare israeliano. Il grosso della flottiglia è arrivato nel porto turco di Marmaris: un comunicato spiega che è un passo necessario per ragioni tecniche e logistiche, «anche per fornire assistenza agli attivisti coinvolti nell'intercettazione israeliana davanti a Creta». Ma si sottolinea che si tratta solo di «preparativi» per una «nuova fase» dell'iniziativa. A Gaza intanto, un drone ha centrato un'auto nei pressi del campo per rifugiati Al-Maghazi, a Khan Younis, uccidendo due ufficiali della polizia di Hamas e causando il ferimento di diverse persone. L'artiglieria israeliana ha invece colpito altri obiettivi, sempre sulla costa di Khan Younis, con il supporto dei cannoni delle navi militari al largo.

Crescono i timori per una nuova fiammata di violenze nella Striscia: Hamas ha fatto sapere di aver riavviato contatti con mediatori sulla seconda fase del cessate il fuoco, ma accusa contemporaneamente Israele di rischiare di far deragliare l'accordo insistendo sul disarmo del gruppo. Tema che per Israele rappresenta una linea rossa.

Sui negoziati è poi piombata la tegola dell'uccisione nei giorni scorsi del figlio del leader di Hamas Khalil al-Hayya, che potrebbe rinfocolare gli irriducibili del gruppo. Mentre sull'altro fronte i militari israeliani sarebbero sul piede di guerra, convinti che «il tempo stia giocando in favore» dei miliziani, che invece di pensare al disarmo «stanno ricevendo nuove forniture di armi e munizioni», anche tramite «droni da trasporto». E che il potere di Hamas a Gaza sia «assoluto, hanno il pieno controllo» oltre la Linea gialla».

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