«Ma è normale che per una proiezione scolastica si mobiliti un'ambasciata estera?»

La presa di posizione della Gioventù comunista sulla querelle legata alla proiezione di “Maidan: la strada verso la guerra”, durante le giornate autogestite del Liceo di Bellinzona.
Torna a prendere posizione il Partito Comunista, per la precisione i Giovani Comunisti per bocca del coordinatore Adam Barbato Shoufani, sulla “proiezione della discordia” dello scorso martedì 17 marzo.
Il motivo, lo ricordiamo, è la proiezione nell'ambito delle giornate autogestite del LiBe del controverso film “Maidan: la strada verso la guerra” - co-realizzato dal portale vicino al Cremlino Russia Today (RT) e quindi ritenuto di parte - sulla guerra in Ucraina.
Per tentare di fermare la stessa, era stata istituita una raccolta firme e diversi appelli erano stati inoltrati alla direzione del Liceo, alla Città e al Decs. Per quanto riguarda la politica, invece, il film aveva generato qualche scintilla nella Sinistra locale.
La visione è poi avvenuta (più o meno) regolarmente, con la presenza del direttore e un intervento in apertura che evidenziava la parzialità dell'opera.
« Ma è normale? No, non chiedo se sia normale che il film russo "Maidan, la strada verso la guerra" sia stato proiettato durante le Giornate Culturali Autogestite al Liceo di Bellinzona, quello è normalissimo: si chiama pluralismo ed è giusto così», si chiede Barbato Shoufani sulla pagina Facebook del partito.
«Quello che non è normale è altro. Non è normale che per una proposta di attività si mobiliti un'ambasciata estera (quella ucraina) per fare pressioni contro istituzioni scolastiche del Paese che la ospita. Non è normale che una scuola si debba giustificare pubblicamente perché fa ciò che deve fare: e cioè spiegare ai ragazzi che non esiste una sola verità ma che esistono più chiavi di lettura degli eventi, e quasi sempre i nostri media ce ne mostrano solo una».
Riguardo alla presenza “riparatoria” della Direzione, aggiunge: «Non è normale che a un'attività autogestita abbia dovuto partecipare metà Direzione scolastica (della quale ho comunque apprezzato la fermezza nel non cedere alle pressioni) per fare una premessa sul perché l'attività non è stata cancellata».
«Dobbiamo smetterla di pensare che il pluralismo, la libertà di insegnamento, l'autogestione o la sovranità degli istituti scolastici siano concetti "normali", scontati e serviti su un piatto d'argento. Ci sono casi (e ci saranno sempre più spesso) in cui questi principi vanno difesi, ed è quello che abbiamo fatto in quest'ultima settimana e che continueremo a fare in futuro», conclude.



