Maxi-rotonda sul Cassarate, «una soluzione ancora difendibile?»

Dopo la sentenza del Tribunale federale, un'interrogazione chiede chiarezza al Consiglio di Stato. Beretta Piccoli e Mobiglia: «Progetto viziato all'orgine?»
Dopo la sentenza del Tribunale federale, un'interrogazione chiede chiarezza al Consiglio di Stato. Beretta Piccoli e Mobiglia: «Progetto viziato all'orgine?»
BELLINZONA - «Il Consiglio di Stato ritiene ancora difendibile la soluzione della maxi-rotonda sul Cassarate?». A chiederlo, in un'interrogazione - alla luce del ricorso contro il progetto della cosiddetta Porta Nord di Lugano, presentato dall'Associazione traffico e ambiente (ATA) e parzialmente accolto dal Tribunale federale - sono i deputati dei Verdi Liberali Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia.
«La maxi-rotonda prevista sopra il fiume Cassarate è stata di fatto qualificata come una copertura di un corso d’acqua, in linea di principio vietata dalla legge, mentre la sua funzione di attraversamento è stata giudicata secondaria e marginale. Tali carenze non appaiono meramente formali, ma configurano un vero e proprio vizio procedurale di origine, con il rischio concreto di ulteriori anni di stallo, nuovi ricorsi e un aggravio dei costi a carico della collettività», si legge nell'atto parlamentare.
Il progetto viario, proseguono gli interpellanti, «è inoltre strettamente legato allo sviluppo del Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo, che rischia di entrare in funzione senza che le necessarie infrastrutture viarie e di trasporto pubblico siano pronte. A ciò si aggiunge l’incertezza finanziaria: il credito di 84 milioni di franchi approvato dal Gran Consiglio nel 2016 risale a quasi dieci anni fa e potrebbe non essere più sufficiente, con la prospettiva di un ritorno in Parlamento oggi sottoposto al referendum finanziario obbligatorio».
Al Governo, Beretta Piccoli e Mobiglia chiedono quindi di spiegare le «gravi lacune procedurali» e «quale scenario intende perseguire: una semplice correzione formale del progetto o una sua revisione sostanziale, fino a ripartire da zero?» E «quali tempi realistici» prevede per «giungere a una decisione definitiva?».
Non solo. Oltre ai tempi, ci sono i costi. E in questo caso, al Consiglio di Stato viene chiesto di confermare se «il credito votato nel 2016 è ancora sufficiente» o «in caso contrario, quando e con quali importi intende tornare davanti al Gran Consiglio».




