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Un comitato per dire no allo smantellamento di FFS Cargo

Ne fanno parte organizzazioni sindacali di categoria e non, partiti e associazioni ambientaliste. Prevista una manifestazione per fine agosto a Mendrisio
IMAGO/Steinsiek.ch
Un comitato per dire no allo smantellamento di FFS Cargo
Ne fanno parte organizzazioni sindacali di categoria e non, partiti e associazioni ambientaliste. Prevista una manifestazione per fine agosto a Mendrisio
BELLINZONA - L'annunciata decisione di FFS Cargo di chiudere otto terminali intermodali, tra cui due in Ticino (Cadenazzo e Lugano Vedeggio) comporta una perdita di posti di lavoro e di infrastrutture, oltre che un aumento dei camion sulle strade, co...

BELLINZONA - L'annunciata decisione di FFS Cargo di chiudere otto terminali intermodali, tra cui due in Ticino (Cadenazzo e Lugano Vedeggio) comporta una perdita di posti di lavoro e di infrastrutture, oltre che un aumento dei camion sulle strade, con conseguenti problematiche ambientali.

Chi fa parte del comitato - Per dire no, negli scorsi giorni si è costituito un comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo in Ticino, di cui fanno parte le organizzazioni sindacali di categoria e non, partiti (tra cui l'MPS) ed associazioni ambientaliste.

Appuntamento a Mendrisio tra un mese e mezzo - Il gruppo ha approvato un appello ed ha deciso di organizzare una manifestazione a Mendrisio per venerdì 29 agosto. Nel testo, si legge che «la ristrutturazione segue una logica aziendalistica: tagli, smantellamento del servizio pubblico, privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi», dovuta all'autofinanziamento imposto a FFS Cargo che rappresenta «una condanna per la rotaia, schiacciata dalla concorrenza stradale drogata da dumping salariale e costi esterni ignorati».

Le conseguenze delle scelte di FFS Cargo - Intervenendo con decisione, per «trasformare il trasporto merci su ferrovia in un servizio pubblico, al pari di quello viaggiatori; difendere ogni posto di lavoro, sospendere immediatamente le misure in atto e impedire le esternalizzazioni e le privatizzazioni selvagge; adeguare la tassa sul traffico pesante, per coprire i costi reali del trasporto su gomma; garantire l’investimento pubblico nella logistica ferroviaria, in modo trasparente e sotto controllo democratico e revocare la decisione di abbandono dei terminal di Lugano Vedeggio e Cadenazzo e dell’autostrada viaggiante», si può ancora cambiare rotta. Se non si farà, il Ticino pagherà un prezzo altissimo, con «perdita di occupazione stabile e di competenze ferroviarie; riversamento di decine di migliaia di camion in più sull’asse del Gottardo e nel Mendrisiotto; abbandono delle infrastrutture pubbliche appena ammodernate; e peggioramento delle condizioni di sicurezza stradale e ambientale».

Un comitato che vuole espandersi - Il comitato cerca nuovi aderenti.

Il presidio - Per protestare contro la decisione di FFS Cargo si era già tenuto a metà giugno un presidio, con la presenza di vari granconsiglieri, in particolare di PS, Verdi, ForumAlternativo, PC e MPS.

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