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02.10.2020 - 18:200

L’MPS: «Il Consiglio della Magistratura rimetta il suo mandato»

Il Movimento chiede anche al Parlamento «una profonda e radicale riforma di tutta la magistratura»

Duro il giudizio sul giudice: «È il prodotto più genuino di questo ambiente frutto delle connivenze»

di Redazione

BELLINZONA - «Il sistema giudiziario ticinese è arrivato al capolinea». È il giudizio del Movimento per il socialismo che prende ufficialmente posizione sul caso innescato dal sms del giudice Mauro Ermani al PG Andrea Pagani (vedi articolo). Notizie che, scrive l’MPS,  «non fanno altro che confermare il livello di degrado a cui è giunto il sistema giudiziario cantonale».

Il giudizio sulla vicenda è durissimo: «Le esternazioni che avrebbe fatto via sms il giudice Mauro Ermani non ci sorprendono più di quel tanto: egli è proprio, forse, il prodotto più genuino di questo ambiente frutto delle connivenze, dei ricatti, delle spartizioni politiche che vedono protagonisti i partiti di governo (dalla “destra” alla “sinistra”)» afferma l’MPS.

Le responsabilità «evidenti» di quanto sta accadendo, continua la nota, sono «del governo, dei partiti che ne fanno parte e delle istanze direttive della magistratura: il tutto spinto in questa direzione da un sistema di organizzazione e governo della magistratura pesantemente condizionato dal potere politico».

Dopo aver ribadito di non essere sorpreso più di quel tanto, l’Mps chiede formalmente, o meglio «esige che i membri del Consiglio della magistratura rimettano il loro mandato. Che il Gran Consiglio inizi subito una discussione per una riforma della magistratura fondata su principi di autogoverno e su criteri di nomina di giudici e magistrati che permettano di superare le attuali interferenze partitiche». Tutto questo, conclude l'MPS, «permetterebbe di dare ai cittadini e alle cittadine la parvenza di un ordine giudiziario dal quale ci si possa comunque aspettare qualche forma di giustizia; forme di autogoverno della magistratura, pur non dando la garanzia di una totale indipendenza rispetto alle esigenze del potere politico, permetterebbero perlomeno qualche forma di resistenza».

Questo per il commento a caldo: «Nei prossimi giorni trasformeremo queste richieste in formali atti parlamentari».

 

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