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02.10.2020 - 16:060
Aggiornamento : 23:40

«Trattamela bene, se no ricomincio a parlare male di voi»

Il balletto delle nomine dei procuratori è infiammato da un sms inviato dal giudice Mauro Ermani al PG Andrea Pagani

Mentre Mauro Mini, presidente della Corte dei reclami penali, fa una puntualizzazione: «Dalla CRP nessuna valutazione e nessun giudizio negativo sui procuratori pubblici»

LUGANO - Sono venti poltrone tanto scomode, quanto ambite. Più si avvicina il fatidico giorno dell’elezione in Gran Consiglio dei procuratori pubblici, più da Palazzo di Giustizia trasudano veleni o indizi di una battaglia che si sta facendo maledettamente sporca. Questa, di cui leggerete, è l'ultima goccia.

L'sms di Ermani - “La X (nome noto alla redazione, ndr.) pare sia andata bene. Se lascia il Tribunale penale trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi”. Questo il contenuto dell'sms di cui si parla nelle stanze della magistratura in questi giorni. Il messaggio compare sul display del telefonino del Procuratore generale Andrea Pagani circa un mese e mezzo fa. Il mittente è il giudice Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale. I tempi sono importanti, sono infatti i giorni in cui la commissione esterna degli esperti ha soppesato il valore delle candidature. E tra chi ambisce alla carica di procuratore, c'è anche una collaboratrice stretta di Ermani. «Pare sia andata bene», a giudizio del giudice.

«Se no ricomincio» - Il PG Pagani, da nostre informazioni, non ha risposto all'sms. Al messaggio non è stato dato seguito da ambo le parti. Resta da valutare il contenuto di quello scritto, quantomeno inopportuno. In queste ore nei corridoi di Palazzo di Giustizia circola una versione diversa dell'sms, secondo cui il presidente del Tribunale penale avrebbe scritto "Se no continuerò a parlare male di voi". In realtà la versione è quella citata sopra,  "se no ricomincio". Anche qui i tempi sono importanti, perché Ermani non si sta riferendo alle critiche confluite secondo alcuni nei preavvisi recenti del Consiglio della Magistratura. Ma il giudice allude alle sue sfuriate contro i procuratori, durante i passati processi. Sempre in passato e in relazione a quelle critiche il Procuratore generale aveva chiesto ad Ermani di rispettare il lavoro del Ministero Pubblico e i suoi magistrati sempre più sotto pressione per l'enorme mole di incarti.

Mini: «Chiedete a loro» - Dentro il Palazzo di giustizia si fa apertamente il nome di una terza persona che avrebbe letto il messaggio: il giudice Mauro Mini, presidente della Corte dei reclami penali. Da noi contattato, Mini si limita a dire lapidariamente: «Rivolgetevi al mittente o al destinatario». Il giudice, nel contesto sempre più teso, tiene però a precisare un punto in relazione ai preavvisi del Consiglio della Magistratura: «La Corte dei reclami penali non ha formulato nessuna valutazione e nessun giudizio. Si è limitata a trasmettere i dati richiesti del sistema informatico, che però non sono particolarmente concludenti». Le fonti della bocciatura vanno dunque ricercate altrove.

In conclusione - L'sms di Ermani soffia comunque su un focherello già bello vispo di suo. La rielezione dei magistrati, ricordiamo, è stata resa incandescente dalla bocciatura di cinque procuratori uscenti nel preavviso firmato dal giudice Werner Walser, presidente del Consiglio della magistratura. All’origine di quella stroncatura pesantissima, che ora il CdM, un po’ farisaicamente, ridimensiona dicendo trattarsi di «un preavviso non vincolante e non una decisione», ci sarebbero stati - è stato scritto - anche i giudizi critici verso alcuni procuratori da parte del presidente del Tribunale penale Mauro Ermani. L'sms? Qualcuno potrebbe malignare che il giudice ha ricominciato.

La difesa di Ermani: «Era una battuta»
«Era chiaramente una battuta». È la difesa che il giudice Mauro Ermani ha adottato contro le polemiche sollevate dal suo messaggio via Whatsapp inviato un mese e mezzo fa al Procuratore generale Andrea Pagani. «Sono serenissimo – ha dichiarato a Liberatv il presidente del Tribunale penale - Quel messaggio va contestualizzato nell’ambito dell’audizione dei candidati da parte della Commissione di esperti (cosa che è spiegata chiaramente nell’articolo sopra, ndr.), e il “trattamela bene” era evidentemente riferito a una eventuale nomina della mia collaboratrice. Come la frase seguente. Tra l’altro, quel messaggio va anche letto sulla falsariga di una battuta che il procuratore generale mi fece quando un suo segretario giudiziario dovette affrontare gli esami di avvocatura, dove io ero esaminatore». Sempre su Liberatv, è intervenuto anche il PG Pagani:  «Più volte ho chiesto al presidente del Tribunale di avere maggiore rispetto del lavoro importante svolto dal Ministero pubblico e dai suoi magistrati. Ma in quell’occasione, essendo un sms che mi è arrivato in serata non vi ho dato peso, e non ho nemmeno risposto. Anche perché non avevo, né avrò mai, alcun ruolo o potere nella selezione e nella nomina dei procuratori pubblici». Se era una battuta, non deve averlo divertito molto. Una faccina, si sa, non si nega a nessuno.

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