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LUGANOLugano, un'anomalia tutta ticinese

28.01.13 - 09:16
Il 14 aprile si vota. Lugano non è una città come le altre in Svizzera. Il professore Mazzoleni spiega il perché
Foto d'archivio (Tipress)
Lugano, un'anomalia tutta ticinese
Il 14 aprile si vota. Lugano non è una città come le altre in Svizzera. Il professore Mazzoleni spiega il perché

LUGANO - Questa non sarà una elezione comunale come le altre. Il 14 aprile si vota a Lugano, Mendrisio e Tre Terre. Gli occhi puntati sono però tutti sulla città sul Ceresio. La sfida Giudici - Borradori è di interesse cantonale. D'altronde a Lugano vi abita quasi un abitante su cinque in Ticino. La città si è ingrandita in questi ultimi anni. Oggi conta 60mila abitanti. In questo contesto ci si potrebbe chiedere se Lugano abbia tutte le caratteristiche per essere considerata una grande città svizzera come le altre ed in che modo il suo peso demografico ed economico potrebbe incidere in modo determinante sul futuro politico del cantone.

Domande che sono state sottoposte ad Oscar Mazzoleni, docente di scienza politiche e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna.

A Lugano si contendono la poltrona di sindaco un esponente del PLRT in carica dal 1984 e uno della Lega, di certo non nuovo nella politica cittadina e cantonale. Dal suo osservatorio, Lugano può essere considerata una città svizzera come le altre?
"E’ la prima volta che un movimento politico esterno alle famiglie ideologiche tradizionali presenti sul piano federale insidia così da vicino il sindacato di una città medio-grande della Svizzera. Nel contempo, la Città di Lugano presenta, diversamente dagli altri comuni, un confronto politico molto mediatizzato, ormai simile a quello che si esprime sul piano cantonale. In questo, Lugano è simile ad altri centri urbani svizzeri in periodo elettorale".

Lugano può essere considerata una grande città come le altre in Svizzera? Questa domanda gliela pongo perché qui in Ticino c’è chi vorrebbe una Lugano come una Montecarlo. Si rischia di avere in futuro una città per soli ricchi? Questo cosa significherebbe?
"La città di Lugano è cresciuta, anche e soprattutto a causa delle aggregazioni, come nessun’altra in Svizzera negli ultimi decenni, passando da poco più di 25 mila persone del 1990 alle 60 mila di oggi. In pochi anni è diventata la nona città svizzera per numero di residenti, ben più grande di Bienne, Sciaffusa o Friburgo. Non deve stupire che un cambiamento del genere sia accompagnato da prospettive anche molto diverse sul futuro collocamento della città nel panorama cantonale, nazionale ma anche internazionale".

Visti il peso demografico e l’importanza economica di Lugano, quanto potrà incidere questa sua forza sulle decisioni politiche del cantone? In altre parole: non c’è il rischio che Lugano condizioni in modo determinante la politica governativa del Canton Ticino?
"La notevole crescita demografica e il consolidamento della propria posizione come primo polo economico del cantone hanno favorito l’emergere di nuove aspettative politiche e istituzionali. Molti considerano che la città di Lugano, in misura meno pronunciata anche Mendrisio, non possano o non debbano più essere trattate come gli altri comuni del Cantone. Queste aspettative comportano una ridefinizione profonda dei rapporti sia con gli altri comuni, sia con il cantone. Molti agglomerati della Svizzera hanno questa esigenza di maggior riconoscimento, ma, fatte le dovute proporzioni, il caso ticinese appare come laboratorio unico, dove il punto partenza, per così dire, è ben diverso. Da nessun’altra parte è cresciuta, in modo così marcato e in pochissimi anni, una città, Lugano, che però non è, al tempo stesso, la capitale politica del cantone".

E questo cosa significa? Potrebbe spiegare meglio questo ultimo punto?
"Winthertur è cresciuta ma Zurigo non è certo stata da meno; Sierre si è sviluppata ma è lungi dall’avere insidiato, per forza economica e politica, Sion, che rimane a tutti gli effetti la capitale del canton Vallese. Fra la Chaux-de-Fonds esiste una certa rivalità storica con la capitale Neuchâtel, ma la seconda negli ultimi anni è cresciuta più della prima. Insomma, negli altri cantoni gli equilibri interni ai cantoni non sono cambiati in modo così sostanziale come in Ticino. Lugano è cresciuta in pochi anni nettamente di più che Bellinzona, che rimane una città di meno di 20 mila abitanti."

Però, dopo qualche tentennamento, Bellinzona è entrata in una fase di aggregazione. Questo basterà per ristabilire gli equilibri?
"In effetti, a Bellinzona ci sono segnali di cambiamento. Tuttavia, per il momento, le città e gli agglomerati del Sopraceneri, non solo a causa delle aggregazioni, appaiono per certi versi a rimorchio di quelli del Sottoceneri. In Ticino esiste, a mio avviso, una doppia tendenza: da un lato, quella di voler rimettere in campo la visione di un Ticino policentrico, con un sviluppo basato su un maggiore equilibrio fra i poli; dall’altro l’idea di un Ticino che ha bisogno di una locomotiva, di una grande città, soprattutto Lugano, che possa muoversi con forza e autonomia in un contesto nazionale e internazionale sempre più incerto e competitivo. A seconda della visione che si imporrà, si delineerà il futuro del Ticino dei prossimi decenni*.

Tornando ad oggi, Lugano potrebbe diventare una città a statuto speciale?
"Da qualche anno, i rapporti fra i comuni – penso in particolare alle associazioni – e i rapporti fra i comuni e il Cantone sono entrati in una fase di ripensamento. Su alcune questioni, Lugano è già oggi interlocutore diretto riconosciuto dal Consiglio di Stato. La sorte della legge sulla perequazione intercomunale rappresenterà una cartina di tornasole dei nuovi rapporti che si stanno profilando. Se scaturirà, per legge o di fatto, uno statuto speciale per Lugano, lo vedremo".

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