Ti Press (archivio)
I fatti risalgono al 21 ottobre 2017
CANTONE
10.04.2019 - 15:420
Aggiornamento : 16:40

«La pistola? Volevamo mostrarci più forti»

La ricostruzione in aula della rissa andata in scena nell’ottobre 2017 in via al Forte a Lugano. Parlano i quattro imputati

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LUGANO - Una discussione appartata sui fatti della settimana precedente, sul pestaggio in cui il fratello era stato preso di mira dal gruppo di albanesi. Ma poi il tutto degenera. Un pugno. Una coltellata nella gamba del 24enne che stava coi sudamericani. Il cubano 46enne che inizia a tirare coltellate «casuali». E il 26enne che estrae dalla tasca la pistola e inserisce il caricatore, «per spaventare gli altri».

È andata così, in sostanza, la maxirissa scoppiata il 21 ottobre del 2017 in via al Forte a Lugano. Lo raccontano i quattro imputati - di età compresa tra i 24 e i 46 anni - che da oggi sono alla sbarra alle Criminali, presiedute dal giudice Mauro Ermani, principalmente per tentato omicidio intenzionale.

Con pistola e coltello - L’incontro avrebbe dovuto essere chiarificatore e «pacifico», come spiegava stamattina in aula il 24enne cittadino svizzero con origine balcaniche, fratello gemello del giovane preso di mira la settimana prima. Ma il gruppo era preparato: «Volevamo mostrarci superiori, più forti di loro». Oltre confine si erano procurati una pistola, con tanto di munizioni inserite nel caricatore. E il più anziano di loro aveva un coltello in tasca. «La pistola era un supporto psicologico per noi, per sentirci più forti» sostiene il 24enne sudamericano. L’arma è stata trovava dagli inquirenti con un colpo in canna. Gli imputati sostengono però di non sapere come ci fosse finito.

«Eravamo tutti perfettamente consapevoli di quello che andavamo a fare con gli albanesi. Sapevamo che ci sarebbe stato uno scontro con coltelli. O peggio ancora» aveva dichiarato in fase d’inchiesta l’altro 24enne. Il gruppo rivale aveva inoltre proposto, in un precedente contatto su Facebook Messenger, l’incontro in un’altra discoteca del centro: «Ma sapevamo che in quel locale comandavano loro».

Lo sguardo rivolto al futuro - Ora gli imputati sostengono di vedere un futuro migliore, di essere cambiati durante il periodo di carcerazione. Di avere un rapporto migliore con i familiari.

Domattina alle nove la parola passerà al procuratore pubblico Moreno Capella, che formulerà le richieste di pena. Poi toccherà agli avvocati difensori (Andrea Cantaluppi, Hugo Haab, Daniele Molteni ed Egidio Mombelli).

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