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Un vero e proprio "outlet della droga"
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CANTONE / CONFINE
03.04.2019 - 11:190
Aggiornamento : 17:40

L'"outlet della droga" nei boschi di confine: tra cocaina e paura

Ennesimo arresto nelle valli del Varesotto. Questa volta sarebbe stato fermato il manager “sul campo” dello spaccio delle valli. Tra i clienti anche una decina di ticinesi

VARESE/LUINO - Un vero e proprio "outlet della droga". Così viene ormai definita la zona delle valli a cavallo tra Varesotto e Ticino, teatro nelle ultime settimane di diversi arresti per spaccio di droga. Di qualunque tipo, dall'eroina alla cocaina.

Come dei veri e propri negozietti, tra i boschi si celano gli "uffici" degli scagnozzi di una banda criminale che affonderebbe le radici a Milano, ma che nella fascia di confine hanno trovato terreno fertile per i propri affari. Sono almeno 19 i punti di spaccio identificati dai Carabinieri italiani che - come riferisce il portale Varese News - hanno ridotto ai minimi termini questa associazione criminale che si affida a spacciatori marocchini, ma farebbe capo alla ‘ndrangheta.

Aggressività e paura - Il lavoro degli inquirenti ha permesso di decapitare questa banda con l'arresto di P.A. che non solo era il manager “sul campo” dello spaccio delle valli, ma anche il tramite con i grossisti della cocaina e dell’eroina di Corsico. Il marocchino viene definito non solo abile organizzatore, ma all’occorrenza anche feroce, quando c’è da recuperare i crediti con i clienti. Ecco il perché dei selfie con tanto di armi, trovati sui telefonini sequestrati agli spacciatori. Le foto servivano per intimorire che aveva accumulato debiti e tardava a pagare.

Ma l'aggressività veniva sfoderata anche in presenza di sfortunati visitatori dei boschi (fungiàtt, escursionisti o cacciatori) che avevano la sfortuna di incrociare gli "shop".

Frontalieri e ticinesi - Il perché di questa trasferta, dal milanese ai grigi boschi di montagna, è facile da capire: la prossimità della piazza con il Ticino permetteva di trattare con clienti più danarosi. Perlopiù frontalieri, molti giovani e con possibilità finanziarie differenti rispetto alla media. Ma, confermano i Carabinieri, anche clienti ticinesi (se ne contano almeno una decina). Ecco il perché delle diverse centinaia di franchi trovate nelle tasche degli spacciatori.

La rete si era diffusa a “ventaglio”, tra le valli del Lago Maggiore e Ceresio: dalla cascata della Froda a Castelveccana, a Biviglione, da Montegrino Valtravaglia a Brusimpiano sul lago di Lugano, passando per Castel Cabiaglio, Brinzio e il belvedere di Ardena.

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