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03.04.2014 - 20:000
Aggiornamento : 24.11.2014 - 19:33

"Mi ha interrotta. Ma con quale diritto?"

Stress, mancanza di autostima, conflitti con gli altri. Il nuovo approccio della comunicazione non violenta

LUGANO - Sei in un meeting con il team di un progetto, è il tuo turno di riportare quanto hai svolto finora. Inizi a parlare e Marco dice: “Vediamo un po’ se possiamo limitare questa parte del meeting a15 minuti”. Al termine del meeting te ne vai arrabbiata, in quanto pensi che ti ha interrotta e pensi che la sua osservazione era rivolta a te. Di fronte a situazioni simili scattano pensieri e reazioni che portano a stress, senso di solitudine, separazione, sottomissione o ribellione, mancanza di autostima, senso di essere vittime o inadeguati se ci auto critichiamo. E possono nascere facilmente conflitti con gli altri e con se stessi. Quanti di noi hanno provato queste sensazioni di disagio? Probabilmente parecchi. Eppure ci sono nuovi modi per superare tutto questo.

Sempre più in Ticino si sta diffondendo la comunicazione nonviolenta (CNV), “un processo di comunicazione sviluppato da Marshall Rosenberg nel 1960 come processo per la risoluzione dei conflitti”. Consolata Peyron, mediatrice e trainer certificata di CNV della Germania, ha recentemente avviato un percorso di formazione in CNV presso la SUPSI. Elena Bernasconi di Lugano ha recentemente pubblicato un sito sulla Comunicazione Empatica e nel 2013 ha anch’essa avviato il percorso di certificazione come trainer di CNV. Dal 2010 Elena propone workshop per diffondere questo approccio e con lei abbiamo provato a capire perché questo tipo di comunicazione interessa sempre più persone.

 

Come si è avvicinata alla Comunicazione Nonviolenta?

“Ho lavorato in banca per 12 anni nel campo della comunicazione e marketing e proprio in banca nell’ambito della ristrutturazione del dipartimento ho seguito un team coaching durante il quale ci è stata consigliata la lettura di un libro fondamentale, ‘Le parole possono essere finestre oppure muri ‘ di Marshall Rosenberg. Ero già una persona a cui piaceva ricercare qualcosa di più profondo per dare un senso al mio agire che non trovavo in banca. Avevo avviato anche corsi di danza espressiva per diventare danza terapeuta. Ma poi ho lasciato perché avevo capito che non era quello che cercavo. Coltivavo un’aspirazione di vivere in un mondo dove prendersi cura della natura e delle relazioni umane. E leggendo quel libro ho trovato passi semplici e pratici per arrivare a questi obiettivi. Così ho iniziato a fare pratica su di me, ho attraversato varie fasi di apprendimento. Inizialmente forse anche infastidendo chi mi stava vicino, perché aspiravo innanzitutto alla correttezza del metodo, perdendo di vista l’intenzione di una connessione profonda e vera con me stessa e con gli altri. Fortunatamente con il tempo sono migliorata ed è così che spontaneamente sono arrivate le persone a chiedermi di dare dei corsi”.

 

In che cosa consiste la Comunicazione Nonviolenta?

“Per la Comunicazione Nonviolenta la causa dei nostri sentimenti non sono quello che gli altri dicono o fanno, ma sono i nostri bisogni, soddisfatti o meno. I bisogni sono ciò che alimenta la nostra vita, sono energia di vita, Rispetto, fiducia, accettazione, armonia, indipendenza, collaborazione, giustizia, chiarezza, sostegno, ecc. sono bisogni (detti anche valori) che l’umanità intera condivide, indipendentemente da provenienza geografica, cultura o età. La CNV ci invita ad ascoltarci sul piano dei bisogni, perché su questo piano possiamo riconoscere l'umanità che è in noi e nell'altro. Possiamo andare oltre a qualsiasi giudizio o pregiudizio. Una volta riconosciuti i bisogni presenti in noi e nell'altro, possiamo provare a soddisfarli. Mentre i bisogni sono condivisi dall'umanità, infatti, il modo di soddisfarli (strategie) si differenziano da persona a persona. In modo creativo possiamo cercare le strategie che meglio soddisfano i bisogni di tutti e scegliere quella che funziona meglio”.

 

Come funziona nella pratica?

“Di fronte a situazioni difficili possiamo andare oltre ai giudizi e alle critiche. Se ascoltiamo i bisogni nostri e degli altri, non restiamo impigliati a dibattere su cosa o chi è giusto o sbagliato ma cerchiamo insieme delle soluzioni che possibilmente considerino i bisogni di tutti. La omunicazione Nonviolenta suggerisce di utilizzare 4 passi: OSSERVAZIONE (cosa vedo/sento?), SENTIMENTI (come mi sento?), BISOGNI / VALORI (cosa è importante per me in questo momento/in questa situazione?) e RICHIESTE (cosa posso chiedere a me stesso/a o a qualcun'altro che sia concreto, fattibile e in positivo PER SODDISFARE I NOSTRI BISOGNI?). Tuttavia la CNV per me non è tanto un metodo quanto un approccio consapevole alla vita. Quello che io facevo all’inizio della mia pratica era di seguire i quattro passi in modo corretto, ma mantenevo purtroppo la rabbia, il fastidio, il disagio. Poi sperimentando con le persone ho capito che la chiave non era tanto la correttezza del metodo, quanto la consapevolezza del mio vissuto interiore. Sono diventata più consapevole dei miei pensieri e dei miei desideri e del modo in cui mi relazionavo con me stessa e con gli altri. Tutti giudichiamo o critichiamo, non è sbagliato, ma lo scopo è quello di farne qualcosa, andando a capire quali bisogni ci sono dietro questo giudizio per cercare di soddisfarli”.

 

Chi si rivolge ai suoi corsi, persone con storie particolari, che hanno necessità di risolvere determinate problematiche ?

“Persone normali. Genitori e professionisti provenienti dai più svariati ambiti lavorativi: dal business, dalla scuola, o dal mondo accademico, nonché terapeuti e persone attive nella relazione d’aiuto. Ma anche nella mediazione dei conflitti, nell’ambito medico e terapeutico, nelle prigioni, e nei tribunali. Ho conosciuto un avvocato che la applicava per casi di divorzio per esempio. In Germania la Polizia lo chiamava per andare a parlare con i coniugi in situazione di stress. Poi c'è un altro dato da sottolineare. Con gioia infatti ho potuto riscontrare che sempre più a questi corsi partecipano anche gli uomini. Negli ultimi due corsi su 16 iscritti gli uomini erano ben sei, l’empatia ormai è considerata una competenze fondamentale ed è indicata tra le qualità tipiche dei leader di successo”.

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