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«Ci aspettavamo accumuli abbondanti, ma non a tal punto»

Vent'anni fa, il Ticino viveva l'inizio di una nevicata storica. Ripercorriamo quei giorni di fine gennaio 2006 con Guido Della Bruna di MeteoSvizzera
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«Ci aspettavamo accumuli abbondanti, ma non a tal punto»
Vent'anni fa, il Ticino viveva l'inizio di una nevicata storica. Ripercorriamo quei giorni di fine gennaio 2006 con Guido Della Bruna di MeteoSvizzera

LUGANO - «L’evento era stato ben previsto nel suo complesso, con alcuni giorni di anticipo. Siamo tuttavia rimasti sorpresi dall’eccezionale leggerezza della neve, dovuta alle temperature molto basse». Quella avvenuta vent'anni fa, è una nevicata che non si dimentica. Il Ticino, nelle regioni centrali e (in particolare) nel Sottoceneri, rimase, di fatto paralizzato, al punto che anche per riuscire a muoversi in auto nei centri di Lugano e Bellinzona era necessario montare le catene. Il ricordo di quegli giorni di fine gennaio lo ripercorriamo con Guido Della Bruna, meteorologo di MeteoSvizzera che visse quell'evento storico dalla sala previsioni di Locarno Monti.

Quella che molti ricordano come "la nevicata del secolo" - in una sorta di ex aequo con quella avvenuta a metà dello stesso mese nel 1985 - prese il via il 26 gennaio 2006. Ma quale fu l'innesco di quella "tempesta perfetta"?

«Ecco le condizioni perfette»
«Nei giorni precedenti, un cosiddetto “blocco anticiclonico” sull’Europa orientale impediva l’afflusso da ovest di aria mite di origine atlantica; al contrario, l’anticiclone ha causato correnti da est, che hanno convogliato aria fredda di origine continentale in direzione delle Alpi. Le temperature, per fare un paragone con i dati recenti, erano simili a quelle che abbiamo rilevato nella prima settimana di gennaio in Ticino, con minime notturne fra i -3 e i -9 °C e massime poco oltre lo zero. Ma il freddo non basta: occorre l’umidità. Fra il 26 e il 27 gennaio 2006, una depressione si è spostata dalla Danimarca verso il Mediterraneo occidentale, seguendo una traiettoria piuttosto inusuale. Al margine della depressione, le correnti in quota sono rotate a sud, determinando una situazione di sbarramento sul Ticino. La massa d’aria in arrivo da sud si è caricata di umidità sul Mediterraneo; si trattava di aria relativamente mite, ma che sulle nostre regioni ha trovato il lago di aria fredda e più densa giunta in precedenza. L’aria mite e umida veniva così costretta a scorrere sopra quella fredda: ecco le condizioni perfette per una nevicata leggera e abbondante», spiega Della Bruna.

La sorpresa, come detto, fu proprio nella leggerezza della neve. «Una nevicata "normale" ha una densità attorno ai 100 kg per metro cubo, e normalmente partiamo da questa approssimazione per stimare lo spessore della neve. Questo evento è iniziato con neve sofficissima, circa 40 kg per metro cubo, per poi arrivare ai 70-90 verso la fine dell’evento. La stima dello spessore del manto nevoso era perciò particolarmente delicata. Ci aspettavamo accumuli abbondanti, ma non a tal punto».

Quando non avevamo le allerte in tasca
Il primo avviso d'allerta venne diffuso già nella mattina del 25 gennaio. Alla vecchia maniera, perché allora le allerte meteo non ci facevano ancora vibrare la tasca ma «venivano inviate direttamente alle autorità cantonali via e-mail e fax; non avevamo invece ancora un canale diretto con il pubblico», ricorda Della Bruna. Il culmine di quei tre giorni arrivò nella mattina del 27 gennaio, quando fu diramata un'allerta di grado 3 - a quel tempo, il grado massimo della scala, mai utilizzato in precedenza - per tutto il versante a Sud delle Alpi.

Come detto, quella storica nevicata si contende, nella memoria collettiva, il titolo di "nevicata del secolo" con quella del 1985. E «in effetti - spiega Della Bruna - i due eventi presentano molte similitudini». «Del resto, non ci sono molte altre possibilità per avere abbondanti nevicate a basse quote a sud delle Alpi: prima l'arrivo dell’aria fredda, quasi sempre da est, poi correnti umide e più miti da sud. Anche gli accumuli di neve per i due eventi erano dello stesso ordine di grandezza».

In futuro? «Singoli eventi sono sempre possibili»
A parlarne oggi, considerando che di neve a basse quote, negli ultimi anni, in Ticino ne abbiamo vista ben poca, quell'inverno appare ancora più lontano. E, se andiamo a inserire nell'equazione il riscaldamento globale - al netto del fatto che nessuno possiede una sfera di cristallo -, viene da chiedersi: eventi così estremi, da primato, in futuro sono sempre più da escludere? Non del tutto.

«In un’atmosfera mediamente più calda, le nevicate abbondanti in pianura saranno meno frequenti. Lo scenario climatico per la Svizzera attualmente ritenuto più probabile per la fine del secolo prevede un aumento delle precipitazioni invernali, ma un sensibile rialzo del limite medio delle nevicate: quindi, più neve ad alta quota, più pioggia in pianura. Singoli eventi sono tuttavia sempre possibili: ad esempio, a inizio gennaio 2026 il primo degli ingredienti era ben presente, con le “giuste” temperature molto basse. Quello che è mancato è l’umidità da sud», spiega Della Bruna.

Ma c'è di più. «Bisogna inoltre tener conto del fatto che un riscaldamento globale non implica necessariamente un riscaldamento su una determinata regione. Alcune ipotesi indicano fra i possibili effetti un indebolimento o addirittura un arresto della Corrente del Golfo: in questo caso, gli inverni europei potrebbero paradossalmente diventare più rigidi, nonostante il generale riscaldamento a livello globale».

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