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CANTONEMoglie picchiata, violentata e chiusa in casa: condannato a 3 anni e 8 mesi

16.09.22 - 17:33
La Corte ha deciso: l'imputato è stato giudicato colpevole di (quasi) tutti i capi d'accusa
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Moglie picchiata, violentata e chiusa in casa: condannato a 3 anni e 8 mesi
La Corte ha deciso: l'imputato è stato giudicato colpevole di (quasi) tutti i capi d'accusa

MENDRISIO - Il 39enne kosovaro accusato di aver abusato della moglie e di averla percossa e segregata in casa dovrà scontare 3 anni e 8 mesi di carcere (tutti da espiare).

È quanto è stato deciso oggi dalla Corte delle Assise criminali di Lugano, che ha quindi confermato i capi d'accusa relativi alla violenza carnale, al sequestro di persona, alla coazione e alla violazione del dovere di assistenza o educazione. Solo per l’accusa di lesioni semplici, l'imputato è stato prosciolto: «Non vi sono elementi che attestino la realizzazione delle lesioni semplici, ma che potrebbero essere state vie di fatto (reato che non è però considerato nell'accusa)», ha spiegato il Presidente della Corte Amos Pagnamenta.

Oltre a ciò, l'imputato dovrà risarcire per 12'000 franchi l'ex moglie e le figlie. È stata inoltre accettata la richiesta dell'accusa relativa a una carcerazione di sicurezza, e l'imputato è quindi stato arrestato seduta stante e rimarrà preventivamente in carcere per la durata di 3 mesi, anche se si andrà in appello. Il motivo è il pericolo di fuga.

«Sapeva cosa stava facendo»
La colpa è stata ritenuta «grave» dalla Corte, in particolare perché «l'imputato ha agito con egoismo, anteponendo la ricerca del proprio piacere, e i pagamenti, al benessere della moglie e delle figlie, agendo in modo reiterato nell'arco dei diversi anni».

Per quanto riguarda le sue difficoltà, sottolineate in primis dalla difesa, Pagnamenta ha chiarito che «sembra sì avere dei limiti cognitivi, ma anche il perito ha sottolineato che su questo punto "ci marcia", calcando la mano più del reale». Il fattore più importante, in particolare, è che «sapeva di commettere cose che non poteva fare».

Arrivando alle testimonianze della vittima, sono state ritenute «lineari, logiche e disinteressate» dalla Corte, che ha anche aggiunto che la donna «non è mai parsa voler aggravare la situazione dell'imputato» e che «il fatto che ricordi un solo episodio suffraga la veridicità del racconto».

Riferendosi alle argomentazioni della difesa riguardanti le incoerenze, il giudice ha chiarito che «in qualsiasi incarto sono riscontrabili incongruenze, ma in questo caso sono limitate a fatti marginali che non intaccano per nulla la veridicità sostanziale del suo racconto». Oltretutto, «anche l'imputato è incorso in molteplici contraddizioni».

Infine, per quanto concerne l'espulsione dalla Svizzera, visto il lasso temporale dei fatti non era più contemplabile un'espulsione obbligatoria. Tuttavia, per quanto è stato in assistenza e per quanto poco è integrato, è stata decisa un'espulsione facoltativa per la durata di 5 anni. 

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