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21.06.2021 - 08:000
Aggiornamento : 13:38

«Sono cose che non vorresti mai vedere»

Incidenti mortali, suicidi, omicidi. Il Care Team cantonale ha lavorato duro durante la pandemia

In soccorso alle vittime di eventi traumatici. Con la pandemia sono aumentati i decessi in casa, e anche le ore di intervento: più 17 per cento

BELLINZONA - Arrivano sul luogo del dramma dopo la polizia e le ambulanze. Senza lampeggiante, in auto privata, nell'ora e mezza successiva al fatto. Si siedono di fianco ai familiari ancora sotto choc o ai testimoni, e ascoltano. I volontari del Care Team hanno partecipato a oltre 350 tragedie negli ultimi sei anni in Ticino, e con la pandemia hanno avuto più lavoro che mai.

«I decessi nelle abitazioni sono aumentati in particolare» racconta Massimo Binsacca, «Un genitore che muore d'infarto sul pavimento di casa, magari davanti ai figli, è qualcosa che lascia un segno». Binsacca coordina 42 volontari incorporati nelle sei Regioni di protezione civile ripartite sul territorio. Nell'anno del Covid le richieste d'intervento sono aumentate (64 in tutto) e anche il numero di ore di lavoro: 936 (più 17 per cento). 

interventi201520192020
suicidio/tentato101814
incidenti stradali10511
sul lavoro345
decessi in casa41320
nel tempo libero525
omicidio/tentato212

Ma le morti naturali sono solo una parte del mestiere. Incidenti stradali, sul lavoro, omicidi, suicidi: nelle ore o giorni successivi al trauma le vittime possono chiedere l'aiuto di Binsacca e della sua rete (militi della Protezione civile formati ad hoc) tramite il 144. Il loro compito è «anzitutto essere presenti e calmare le persone, farle parlare e sfogarsi per poi elaborare» spiega il caposervizio. «Non è facile mantenere i nervi saldi, sono scene che una persona non vorrebbe mai vedere. Ma è importante esserci». Le tragedie causate dall'uomo secondo Binsacca sono «quelle che hanno un impatto emotivo più pesante sulle persone» e per cui il soccorso è più richiesto. 

Per i suicidi il servizio interviene particolarmente spesso: circa il 20 per cento del totale (13 nel 2020) escludendo quelli assistiti. Defenestramenti, impiccagioni, colpi d'arma da fuoco: «Per chi rimane è difficile riprendersi. Ci si fanno mille domande, si tende a incolpare sé stessi o altri. Questo complica le cose». L'anno scorso il numero non è esploso, come si temeva, ma le morti domestiche unite a un aumento degli incidenti stradali con esito letale - raddoppiati rispetto all'anno prima – hanno purtroppo compensato.

La speranza è che lentamente si torni a una normalità, anche se le sollecitazioni sono stabilmente in crescita dal 2015, quando il Care Team Ticino è stato creato da Dss e Di. «Il servizio è sempre più conosciuto» osserva il caposervizio. «È chiaro che non possiamo fare miracoli. Fino a sette giorni dall’evento il nostro supporto ha ancora un senso poi indirizziamo le persone ai servizi psicologici cantonali. Ma le statistiche sono incoraggianti». Binsacca conclude citandone una su tutte: l'80 per cento di chi riceve l'aiuto d'urgenza con molta probabilità non passa poi in una fase cronica del trauma. Anche se certi segni restano indelebili per sempre.

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