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28.04.2021 - 18:350
Aggiornamento : 20:46

«Erano ben conservati. Due giorni non dovrebbero fare differenza»

Il farmacista cantonale rassicura sull'episodio dei vaccini "non idonei": «Tutto fa pensare che fossero ancora efficaci»

Interpellate, le 33 persone coinvolte hanno avuto i sintomi tipici della vaccinazione. In molti hanno accettato il sierologico che verificherà la presenza di anticorpi.

BERNA - Sono 33 le persone a cui, nelle scorse settimane, è stata inoculata una seconda dose del vaccino Moderna dopo i 30 giorni dalla data di scongelamento (il termine ultimo fornito dall'azienda farmaceutica). Tutte queste persone sono state informate questa mattina dalle autorità cantonali ed è stato offerto loro un test sierologico per verificare la risposta immunitaria alla vaccinazione. 

Ma qual è il rischio concreto che queste dosi abbiano perso efficacia? Lo abbiamo chiesto al farmacista cantonale Giovan Maria Zanini.
«Una domanda difficile. Dati non ce ne sono e l'azienda Moderna, sempre che li abbia, si guarda bene dal comunicarli. Hanno fissato come termine utile per consumare il vaccino i 30 giorni dalla data di scongelamento. Si venisse a sapere che il vaccino è ancora integro nei giorni successivi si tenderebbe ad usufruirne anche dopo quel termine. Quello che sappiamo è che se comincia a deteriorarsi, sicuramente non si producono delle componenti tossiche. Quindi sicuramente non ci sono rischi per la salute». 

Secondo lei funzioneranno?
«Personalmente ritengo che due giorni su trenta non facciano una grandissima differenza, anche perché il vaccino è stato conservato in frigorifero. Quello che però abbiamo fatto, interrogando le 33 persone a cui sono state somministrate queste dosi, è stato chiedere loro - prima di spiegare il motivo per il quale erano state chiamate - come avevano sopportato la vaccinazione. Una buona metà ha indicato di avere avuto degli effetti collaterali dopo la seconda somministrazione. Che sono quelli noti, tipici della vaccinazione contro il covid. Quindi dolore al sito dell'iniezione, mal di testa, qualche linea di febbre che scompare nell'arco di poche ore. Questi "eventi avversi" sono la dimostrazione indiretta che il vaccino aveva ancora un grado di efficacia».

Avete proposto dei test sierologici gratuiti, in quanti hanno accettato?
«In molti. Questo ci permetterà di conoscere la loro risposta immunitaria, sapere se hanno prodotto anticorpi sufficienti».

Nel caso l'esito del sierologico mostrasse una bassa risposta immunitaria si procederà con una terza somministrazione? 
«Per ora abbiamo fatto delle ipotesi. La conclusione è che ogni caso dovrà essere valutato singolarmente. Come si sa, il vaccino Moderna ha un'efficacia del 95%. Vuol dire che 95 persone su cento sviluppano anticorpi che li proteggono dal virus. Ma vuole anche dire che il 5 per cento ne sviluppa troppo pochi o nessuno. Su 33 somministrazioni è possibile statisticamente che ci sia qualcuno che rientra in questa piccola percentuale. Se non dovessimo trovare anticorpi, vorrà dire che la persona non ha reagito nemmeno alla prima dose. Per cui in quel caso si valuterà cosa fare. Negli altri, verificheremo il tasso di anticorpi. Diciamo che nella peggiore delle ipotesi, quindi se la seconda dose dovesse essere stata inefficace e decideremo di non procedere con una terza somministrazione, queste persone saranno state vaccinate "all'inglese", quindi con una sola dose.

Anche perché in realtà non sappiamo che effetti potrebbe avere una terza somministrazione.
«Esatto. Se la persone ha un sistema immunitario che non reagisce, una terza dose potrebbe non modificare la situazione».

Perché è stato somministrato questo vaccino dopo la sua durata massima? Cosa non ha funzionato?
«Al momento della preparazione, verosimilmente, non si è controllata l'etichetta che viene posta sulla scatola quando il prodotto viene tolto dal congelatore. In quell'occasione sono state fatte 300 vaccinazioni. Erano rimaste tre fiale dalla volta precedente. Da queste è sorto il problema. Ma sono sempre rimaste in frigorifero, a temperatura controllata».

Insomma, un po' come per gli yogurt, questi vaccini potrebbero essere ancora buoni...
«Io sono persuaso che le cose siano effettivamente in questi termini. Stiamo parlando di due giorni su trenta. In ogni caso è stato chiaramente fatto un errore, e mi scuso con le persone coinvolte. Stiamo valutando se le procedure debbano essere migliorate e, ora, la preoccupazione è controllare che non ci siano conseguenze per la salute delle persone. Di mezzo c'è la nostra credibilità e tramite questa passa il successo della campagna di vaccinazione in Ticino». 

È la prima volta che accade?
«Sì, e spero che sia anche l'ultima».

Commenti
 
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marco17 3 mesi fa su tio
Quante storie per niente.
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