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15.06.2020 - 06:000
Aggiornamento : 12:23

«Canapa per limitare il Covid-19? Possibile»

Intervista a Lorenzo Calvi, medico e presidente del Centro di Competenza Cannabinoidi.

Il tema è di stretta attualità, dopo le anticipazioni di uno studio canadese. Quanto c'è di vero?

BIOGGIO - La marijuana torna di strettissima attualità nella Svizzera italiana. E non solo perché si è ripreso a parlare di Werner Nussbaumer, il "dottor cannabis". Secondo uno studio in elaborazione da parte dell’università canadese di Lethbridge, alcuni tipi di canapa avrebbero proprietà benefiche per alleviare o prevenire il Covid-19. Tio/ 20Minuti ha interpellato Lorenzo Calvi, medico e presidente del Centro di Competenza Cannabinoidi con sede a Bioggio.

La canapa per contrastare il Covid-19. Speculazione o realtà?
«Parte delle complicazioni più pericolose legate al Covid-19 pare che interessino un’esagerata reazione modulata dal sistema immunitario. Il sistema endocannabinoide ha un’azione potente in tal senso. Potrebbe rappresentare uno strumento utile per contrastare, con meccanismi diversi dagli antivirali o antinfiammatori classici, il quadro clinico dovuto al nuovo coronavirus. Anche per quanto riguarda l'influenza sull'aspetto coagulativo pare che ci siano interessanti risultati».

Qual è il suo punto di vista oggi?
«Il Covid-19 ha una storia troppo recente per potere trarre conclusioni certe al momento. Siamo ancora in una fase di raccolta dati. La strada, per potere dare una risposta definitiva, è ancora lunga. Una cosa però la posso dire a titolo personale: tra tutti i miei pazienti che utilizzano attivamente una terapia con cannabinoidi, nessuno ha avuto gravi complicazioni, anche se entrato in contatto con il virus».

Canapa, per molti, fa ancora rima con droga. Cosa ne pensa?
«Di base tutti i prodotti a base di canapa che contengono meno dell’1% di THC sono legali. I benefici di una terapia mirata con cannabinoidi possono essere uno strumento molto utile nella pratica clinica in numerose situazioni».

Ad esempio?
«Come strumento integrativo nell’ambito della terapia del dolore cronico neuropatico, neoplastico e infiammatorio, come antispastico e miorilassante o stabilizzatore in neurologia nella sclerosi multipla, in quella laterale amiotrofica e nelle condizioni con danno neurologico, nella sindrome di Tourette, così come nelle malattie degenerative (Parkinson, Alzheimer, demenza senile)».

La vostra associazione è nata da poco. Con quali obiettivi?
«Tra gli obiettivi principali c’è quello di contribuire a diffondere un sapere scientifico su come utilizzare al meglio, alla luce delle conoscenze attuali, la fitoterapia cannabica».

Non tutti i medici vi vedono di buon occhio…
«È vero. Nonostante si parli spesso di cannabis e salute, l’informazione dei colleghi medici è ancora troppo limitata rispetto all’enorme potenziale dei cannabinoidi. Una delle nostre principali attività sarà ora infatti quella d'instaurare un costante contatto con ospedali e cliniche, professionisti esterni, ricercatori ed altri esperti. Intendiamo garantire una sorta di punto di raccolta di tutte le informazioni medico-scientifiche dei cannabinoidi, volto a fungere da riferimento per i professionisti sanitari locali e non».

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