«La lotta tra uomini e virus? Una corsa tra guardie e ladri»
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Il virologo Fabrizio Pregliasco
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17.03.2020 - 06:000
Aggiornamento : 10:09

«La lotta tra uomini e virus? Una corsa tra guardie e ladri»

Immunità di gregge, quarantene di soli 5 giorni, farmaci sperimentali. Nel ginepraio della battaglia

Il noto virologo Fabrizio Pregliasco affronta i temi più controversi della lotta contro il coronavirus.

di Redazione
Laura Di Corcia

LUGANO - Immunità di gregge. Quarantene ridotte a cinque giorni. Ne abbiamo sentito parlare spesso nei giorni scorsi e per approfondire il tema abbiamo contattato il virologo Fabrizio Pregliasco, volto noto della vicina Penisola e Direttore dell'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano.  

In Europa sta circolando molto una teoria: quella dell'immunità di gregge. Cosa pensa a tal proposito?
«Di fronte a un virus nuovo tutti siamo suscettibili e tutti ci ammaliamo se non si mettono in campo misure di contenimento. Le pandemie del passato hanno avuto diverse ondate, con una prima ondata dove veniva colpito il 40 per cento della popolazione e un'ondata successiva in cui il virus torna e finisce il lavoro». 

Cosa è importante fare per bloccare un'epidemia?
«Tutte le epidemie sono come una campana: se questa campana è molto alta, come sta accadendo in Lombardia, questo fa sì che la quota di persone più fragili abbiano bisogno di assistenza tutte insieme. Il Coronavirus non è un'influenza, è un'infezione respiratoria acuta. La maggior parte delle persone ha sintomi leggeri, ma alcuni necessitano di passare una settimana o più in rianimazione: se i casi sono troppi e tutti insieme, abbiamo un problema di gestione sanitaria». 

Come cercate di gestire questa emergenza?
«Stiamo cercando di aprire più rianimazioni possibili, ma la cosa è complessa; non è come costruire un ospedale. Pensi che nell'ospedale che dirigo, che si occupa più che altro di aspetti traumatologici, abbiamo aperto un reparto per noi inusuale dove degli ortopedici stanno trattando malati di Covid-19. Un  ortopedico ovviamente non può curare al meglio un paziente con una malattia internistica... ma in questo momento corriamo ai ripari come meglio possiamo».

Come possiamo immunizzarci?
«Con la vaccinazione. La malattia si spegne da sola quando il virus non riesce a trovare qualcuno da colpire. L'immunità di gregge, in altre parole, è il risultato finale dell'epidemia. Se l'epidemia finisce in breve tempo, molte persone ci rimetteranno la pelle. Se mitighiamo la rapidità di diffusione, avremo il tempo di curare tutti. Con il sovraccarico del sistema sanitario si rischia grosso».

Ma alcune teorie prevedono di isolare gli anziani e far girare il virus fra le altre persone in modo da ottenere la famosa immunità di gregge proteggendo le classi più fragili; cosa ne pensa?
«Ci si espone a un rischio. Bisognerebbe davvero fare in modo che gli anziani non abbiano davvero nessun contatto con chi vive all'esterno. Ma è qualcosa più valido nella teoria che nella pratica: insomma, mi sembra un po' difficile da mettere in atto».

Qui in Svizzera si è proposta una riduzione delle quarantene a cinque giorni; cosa ne pensa?
«La media del tempo di incubazione è effettivamente di cinque giorni, con due o dieci giorni di variabilità. È una forma che protegge meno; i 14 giorni vanno a coprire anche i casi in cui il tempo di incubazione è più lungo».

Cosa sarebbe successo in Lombardia se non fossero state prese con urgenza le misure draconiane?
«La situazione oggi è pesantissima, in caso di misure leggere sarebbe proprio disastrosa. In Lombardia c'è molta attenzione, paura, panico. In pochi sminuiscono. Altrove, invece, c'è ancora negazionismo e la malattia viene presa alla leggera».

Quali farmaci stanno portando buoni risultati?
«Ce ne sono diversi e stanno dando risultati interessanti. Noi medici li chiamiamo farmaci ad uso compassionevole. In parole povere si prova, visto che non ci sono alternative. C'è un farmaco anti-HIV che blocca la replicazione virale, bloccando le proteasi, un enzima che serve al virus per replicarsi. All'ospedale Pascale di Napoli hanno usato un farmaco che viene usato per l'artrite reumatoide,  un approccio diverso fatto ancora su pochi casi, che blocca la risposta immunitaria. L'infezione a livello del polmone è dovuta infatti a un eccesso di risposta immunitaria da parte dell'organismo, che infiammando eccessivamente gli alveoli rende difficoltosa la respirazione. Stessa cosa succede ai malati di artrite reumatoide, che in un certo senso rifiutano le proprie articolazioni. Il razionale c'è, ma non bastano pochi casi per confermare l'utilizzo su vasta scala. Stessa cosa succede per il vaccino. Ci vorranno almeno due anni per ottenerlo». 

È stato detto che il virus potrebbe diventare più buono: è vero?
«Per ora è abbastanza stabile e gli isolamenti virali che sono stati fatti in vari Paesi, compresa l'Italia, mostrano che nella sequenza genetica il virus è molto simile. Può cambiare, certo, diventare più buono ma anche più cattivo».

Nessuna speranza, quindi: nemmeno con l'estate?
«L'estate aiuta. I virus respiratori in genere si diffondono meno velocemente quando non ci sono sbalzi termici. Ma rimane tutto da capire. Questa dei virus con gli uomini è una lotta fra guardie e ladri». 

 


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