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LUGANO
22.11.2019 - 16:090
Aggiornamento : 17:27

Morta dopo la liposuzione, il medico non operava in Ticino

Arriva a distanza di un anno e mezzo la risposta del Consiglio di Stato sul dottor M.C. «Non ha mai ricevuto l'autorizzazione a esercitare»

LUGANO - «Non vi è nemmeno oggi alcuna evidenza che il medico in questione abbia mai lavorato in Ticino». È questa la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione presentata da Massimiliano Robbiani oltre un anno e mezzo fa. Il medico a cui si fa riferimento è M.C., finito al centro della bufera in aprile 2018 dopo una liposuzione finita tragicamente con la morte di una donna 36enne romena, al termine di un’agonia durata mesi. Il medico chirurgo sul sito Internet asseriva di lavorare anche a Lugano, e più precisamente alla Swiss Health and Beauty, proprio in centro.

Non lavorava in Ticino - «Le verifiche effettuate dall’autorità di vigilanza sanitaria e dalla polizia comunale hanno dato esito negativo», scrive il Governo, pur precisando che «in questo ambito la certezza non può essere assoluta» considerati gli 8’000 operatori sanitari autorizzati sul territorio. Già quando era scoppiato il caso, comunque, era stato da più parti precisato che il dottor M.C. non aveva ricevuto l’autorizzazione a esercitare in Svizzera.

Negata l’abilitazione - Nonostante questo, M.C. pubblicizzava a più riprese sul sito e sui social la sua attività a Lugano di “lavori rigenerativi e cosmetici”. Il Dipartimento della sanità e della socialità però, emerge ora, già a dicembre 2017 aveva contattato il medico nell’ambito del trattamento dell’istanza di libero esercizio, che gli era stata negata «perché non in possesso del necessario titolo di perfezionamento». Gli era quindi stata anche ricordata «l’illiceità di ogni attività sanitaria senza autorizzazione». Senza l’autorizzazione, M.C. aveva deciso di non avviare un’attività professionale in Ticino e non è mai arrivata alcuna segnalazione di pazienti trattati abusivamente. 

L’Italia non indaga per la Svizzera - E se il dottor M.C. avesse preso a carico pazienti ticinesi fuori dal territorio? Il Consiglio di Stato fa sapere di non avere chiesto informazioni alla vicina Penisola al riguardo, «sia perché l’Italia non indaga su attività in territorio ticinese, sia perché la presa a carico di pazienti ticinesi in Italia non sarebbe illecita, essendo il medico iscritto all’albo italiano». Un’attività su territorio italiano «non potrebbe inoltre essere perseguita in Ticino».

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