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CANTONE
29.01.2019 - 15:250

Chiesta l’assoluzione dell’ex funzionario del DSS

Si è conclusa l’arringa difensiva nel processo per coazione sessuale e violenza carnale. L’imputato si dichiara ancora innocente. La sentenza è attesa per stasera

LUGANO - «Non ascoltate soltanto il racconto delle presunte vittime, ma analizzatelo con senso critico, analitico e logico». È con queste parole che l’avvocato difensore Niccolò Giovanettina ha chiesto l’assoluzione dell’ex funzionario del DSS alla sbarra per coazione sessuale e violenza carnale. Funzionario che, nel suo intervento conclusivo, ha ribadito con fermezza «di essere totalmente estraneo alle accuse mosse nei miei confronti».

L’arringa difensiva ha fatto leva sulle contraddizioni che, lo ha detto l’avvocato, si rilevano nelle testimonianze delle vittime. In particolare per quanto riguarda il lungo racconto dei fatti che aveva dato il via all’inchiesta, Giovanettina ha sottolineato che «con la presunta vittima c’era una relazione di mesi, con vacanze e scambio di messaggi: per motivi che non conosciamo, nella testimonianza il significato di quel legame è stato stravolto». Un stravolgimento degli eventi volto, secondo la difesa, alla configurazione del reato di coazione.

Il legale ha rilevato delle incongruenze anche nei fatti raccontati da un’altra presunta vittima, che all’epoca aveva accompagnato l’imputato in un viaggio in Asia. Un viaggio in cui la ragazza era però riuscita a respingere il tentativo, lo si legge nell’atto d’accusa, di costringerla a un atto sessuale. «Dagli atti ma anche dalla testimonianza stessa non è chiaro cosa l’imputato abbia tentato di fare» ha detto l’avvocato.

Per quanto riguarda i fatti relativi alla terza presunta vittima, la giovane stagiaire che l’imputato avrebbe avvicinato in ambito professionale, l’avvocato ha affermato che nelle sue dichiarazioni sono presenti delle «stranezze», tra cui delle mancate corrispondenze nelle descrizioni. E non sarebbe inoltre provato l’elemento coercitivo nei suoi confronti, «agli atti nulla dimostra che l’imputato sapesse di particolari fragilità della ragazza».

Chiesti quattro anni di detenzione - Nella sua requisitoria, ieri, la procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva insistito sulla pressione psichica che l’imputato avrebbe esercitato sulle vittime. E aveva chiesto una pena detentiva di quattro anni.

Il risarcimento in beneficenza - Il rappresentante legale delle vittime, avvocato Carlo Borradori, in mattinata aveva parlato della «grande sofferenza vissuta dalle ragazze». E aveva chiesto, per loro, un risarcimento per torto morale di complessivi 9’000 franchi, «che saranno devoluti ad Amnesty International».

La Corte, presieduta dal giudice Marco Villa, comunicherà la sua decisione alle 18.

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