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CANTONE
28.01.2019 - 18:360
Aggiornamento : 21:39

«Ha manipolato le vittime mostrandosi indifeso»

Chiesti quattro anni nei confronti del funzionario DSS a processo per coazione sessuale e violenza carnale

LUGANO - Quattordici anni di silenzio, poi l’esplosione: un racconto di quattro ore, «in cui troviamo una sconcertante precisione nella descrizione di quegli abusi che hanno lasciato addosso alla vittima lo schifo che forse soltanto ora è riuscita a rimuovere». È così che a oltre un decennio dai fatti sono emersi gli abusi sessuali da oggi al centro del processo per coazione e violenza carnale che vede al banco degli imputati un ex funzionario del Cantone esperto di politiche giovanili.

Per lui la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha chiesto una pena detentiva di quattro anni. «Ha manipolato le sue vittime, mostrandosi a sua volta debole e indifeso» ha detto, sottolineando che l’imputato nei confronti di una di loro, allora a malapena diciottenne, si era mostrato in pianto, le diceva di voler morire. Questo in più occasioni, per diversi mesi. «E per lei crollava un punto di riferimento», una situazione che l’aveva portata ad annientarsi piuttosto di dover temere «che lui si potesse fare del male».

Dalla violenza psichica a quella fisica - «L’imputato ha esercitato una violenza psichica strisciante», non soltanto su una delle sue presunte vittime. Ma almeno anche su un’altra, come ha spiegato la procuratrice nel suo intervento. Anche se in quel caso non aveva attecchito, portando l’imputato a ricorrere «alla violenza fisica»: l’aveva afferrata per il bavero.

Tra interpretazione e manipolazione - A mente dell’accusa, le parole chiave che hanno accompagnato la procedura in questione sono “interpretazione” e “manipolazione”. Da una parte l’imputato, secondo cui «le vittime avrebbero interpretato la realtà, costruendone una parallela». Ma che dall’altra è «un manipolatore emotivo».

Gli appunti dell’imputato - L’accusato ha ascoltato con attenzione l’intervento della procuratrice, prendendo diverse pagine di appunti su un bloc-notes. Stamattina, davanti al giudice Marco Villa, lui - difeso dall’avvocato Niccolò Giovanettina - aveva negato ogni addebito, riconoscendo soltanto di aver avuto una relazione con una delle ragazze.

Domani la parola passerà dapprima al rappresentante legale delle tre vittime, avvocato Carlo Borradori, che oggi ha già presentato una pretesa di risarcimento per torto morale di complessivamente 9’000 franchi. A cui si aggiunge il rimborso di 38’000 franchi per spese legali. Infine è previsto l’intervento del difensore Giovanettina.

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