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A sinistra Rico Maggi (USI). A destra Fabio Losa (supsi)/TiPress
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MANNO
05.11.2015 - 15:100
Aggiornamento : 21:05

Studio Ire, scene di un duello tra Usi e Supsi

Un vero e proprio scontro quello andato in scena nell'aula 111 del Palazzo E di Manno. Rico Maggi (Usi): "Nessun effetto sostituzione". Losa: "Studio non attendibile e neppure da pubblicare"

MANNO - Scontro Usi - Supsi. La battaglia è andata in scena giovedì, durante l'ora di pranzo, in un'aula 111 del Palazzo E di Manno gremita in ogni ordine di posti. Molti i rappresentanti politici presenti che hanno seguito un dibattito che ha visto il confronto tra il professore Usi e direttore dell'Istituto di ricerche economiche Ire, Rico Maggi, e Fabio Losa, ricercatore Supsi. L'incontro è stato moderato da Alfonso Tuor, docente Supsi e giornalista. Il tema: "Le conseguenze della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro".

Nella sua presentazione Maggi ha ribadito il concetto già emerso dalla pubblicazione dello studio Ire: i lavoratori frontalieri non rappresentano una minaccia per l'occupazione residente e non provocano alcun effetto sostituzione. "Questo non vuol dire che non ci sono casi di sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri", ha precisato Maggi, che ha illustrato, attraverso le slide fornite, l'aumento dei frontalieri nei lavori di ufficio e dei lavori meno qualificati.

Anche per quanto riguarda le retribuzioni, il Ticino ha salari mediamente minori rispetto al resto della Svizzera, ma l'aumento degli ultimi anni, ossia dell'1,2%, è in linea con la media nazionale. "Ma la pressione sui salari in Ticino c'è", ha dichiarato Maggi.

Dopo Rico Maggi è stato il turno di Fabio Losa: il ricercatore Supsi ha espresso la sua opinione su uno studio che ha suscitato un vespaio di polemiche in Ticino. "Un mandato non facile sia per la difficoltà metodologica e scientifica sia per quanto riguarda la tensione che si respira in Ticino", ha osservato Losa, che ha espresso il suo giudizio negativo nei confronti dello studio: "Esso difetta di trasparenza d'impianto metodologico e i risultati e le conclusioni non sono attendibili". 

Il principio cruciale, secondo Losa, è l'analisi della popolazione su cui poi si potrà effettuare la propria osservazione. "Ebbene, questa parte è assente", ha dichiarato Losa. Anche per quanto riguarda le 328 aziende sulle oltre 3000 presenti in Ticino non vi sono abbastanza informazioni utili ad un risultato attendibile. "Una mancanza di trasparenza dello studio", ribadisce Losa, soprattutto perchè la rappresentatività del campione analizzato è messa in dubbio. Infatti il campione preso in considerazione, ossia di 95mila osservazioni, non consentirebbe di avere un quadro abbastanza fedele di una realtà percepita, tra l'altro, in modo differente dalla società ticinese rispetto alle conclusioni emerse dallo studio Ire. Le domande sottoposte, inoltre, potevano indurre in errori di interpretazione, visto anche errori di traduzione dalla lingua tedesca riscontrati da Losa.

Il lavoro non risponderebbe neppure alla questione riguardante il nesso causale tra disoccupazione e presenza di lavoratori frontalieri. "Hanno preso una lente troppo ristretta e monocolore e le risposte non sono pertinenti rispetto al problema posto dalla società", ha osservato Losa.

Secondo il ricercatore Supsi la domanda cruciale da porsi è: "La presenza di frontalieri e di lavoratori stranieri facilita o ostacola l'ingresso nel mondo del lavoro per i residenti? Perchè in questo studio non si è tenuto conto di questo aspetto?"

Questo modello, come ha spiegato Losa, "non disaggrega le componenti del mercato del lavoro, mancando così di completezza analitica". "La domanda della società non può fermarsi alla visione media", ha continuato Losa, che ha ribadito la sua critica nei confronti della limitata rappresentatività del campione considerato. "Andavano utilizzate le differenti variabili all'interno dei componenti della forza lavoro".

Per quanto riguarda un altro aspetto dell'analisi econometrica, lo studio prende in considerazione il modello in un periodo in cui, dal 2001 al 2013, vi sono stati sì gli accordi bilaterali, ma anche due cambiamenti di legge della LADI", ha osservato Losa e "di questo bisognerebbe tenerne conto".

Losa ha evidenziato anche l'assenza della variabile stranieri: "Perchè non introdurre due regressioni, una sugli svizzeri e una sugli stranieri?". Anche per quanto riguarda la qualità dell'informazione Losa muove delle critiche e giunge alla conclusione che "i risultati non sono attendibili e non sono utilizzabili".

Maggi ha risposto sottolineando il fatto che che il 90% della comunità scientifica usa il metodo adottato nella ricerca effettuata, ribadendo la bontà scientifica metodologica dello studio dell'Ire. "Il campione della popolazione è rappresentativo", ha sostenuto Maggi, avvalendosi anche dell'appoggio di Moreno Baruffini, economista e tra gli autori dello studio.

"Questo studio non troverebbe la possibilità di pubblicazione a livello scientifico internazionale", ha risposto Losa, in quello che si è rivelato un duello tra USI e SUPSI.

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