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SVIZZERA

IVA alle urne: nelle mani degli svizzeri miliardi di franchi

Il 6 giugno 2027 potrebbe trasformarsi in una “super domenica” fiscale, con due aumenti dell’imposta in gioco per finanziare 13ª AVS ed esercito.
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Fonte Aarguaer-Zeitung
IVA alle urne: nelle mani degli svizzeri miliardi di franchi
Il 6 giugno 2027 potrebbe trasformarsi in una “super domenica” fiscale, con due aumenti dell’imposta in gioco per finanziare 13ª AVS ed esercito.

BERNA - 6 giugno 2027: una data da segnare in agenda. Potrebbe essere il giorno in cui il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi su un aumento dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA). In quella che si profila come una votazione ad alto impatto finanziario, potrebbero arrivare alle urne due quesiti da diversi miliardi di franchi: il finanziamento della 13ª rendita AVS e il potenziamento dell’esercito.

Per l’AVS è in discussione un aumento dell’IVA di 0,7 punti percentuali. Per la difesa, invece, il Consiglio federale propone un incremento transitorio dello 0,8% che, nell’arco di dieci anni, permetterebbe di raccogliere 31 miliardi di franchi. Una strategia che, secondo il governo, garantirebbe entrate supplementari con un impatto minore su economia e società rispetto ad altre soluzioni: i risparmi, da soli, non basterebbero.

Sul dossier esercito, i tempi sono strettissimi - L’aumento dell’IVA dovrebbe entrare in vigore già dal 1° gennaio 2028. Ciò impone l’elaborazione rapida di un progetto da sottoporre a consultazione, seguito dal messaggio al Parlamento. L’obiettivo è arrivare a una decisione già nella sessione di dicembre, con Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati chiamati a trattare il dossier in un’unica sessione: un’eccezione nel sistema bicamerale svizzero, tradizionalmente improntato alla cautela e alla lentezza deliberata.

La corsa contro il tempo è legata al calendario elettorale. La votazione popolare dovrebbe tenersi al più tardi entro giugno 2027. In caso contrario, slitterebbe al 2028 e, se approvata, l’entrata in vigore dell’aumento dell’imposta verrebbe rinviata al 2029, come sottolinea l’Aargauer Zeitung.

L’IVA, però, non è al centro del dibattito solo per l’esercito - È infatti destinata a giocare un ruolo chiave anche nel finanziamento della 13esima AVS, che sarà versata per la prima volta nel 2026. Consiglio federale e Consiglio nazionale sostengono un aumento di 0,7 punti percentuali, mentre il Consiglio degli Stati preferisce una soluzione mista, basata su contributi salariali più elevati e IVA.

In questo contesto, il 6 giugno 2027 potrebbe trasformarsi in un vero e proprio "super-Sunday fiscale". Mercoledì il ministro della Difesa Martin Pfister ha sottolineato che sarebbe vantaggioso far entrare in vigore entrambi gli aumenti nello stesso momento. Un impatto rilevante per le aziende: l’adeguamento dei sistemi comporta costi stimati tra 100 e 200 milioni di franchi. Per la popolazione, ciò significherebbe un balzo dell’aliquota normale dall’8,1 al 9,6% in un’unica soluzione.

Resta da capire se questo scenario si concretizzerà - La ministra degli Affari sociali Elisabeth Baume-Schneider vorrebbe portare la questione AVS alle urne già nel novembre di quest’anno, in concomitanza con il primo versamento della 13ª rendita, una tempistica che aumenterebbe le probabilità di un sì popolare e anticiperebbe la votazione sull’esercito. Ma il dossier è attualmente bloccato in Parlamento e il suo destino resta incerto.

Il progetto incontra forti resistenze politiche e il suo destino in Parlamento è tutt’altro che garantito. La sinistra è contraria a un aumento dell’IVA destinato all’esercito, mentre nel campo borghese le posizioni divergono: il Centro è favorevole, ma UDC e PLR respingono nuovi rincari fiscali e preferiscono puntare su tagli di spesa; i liberali valutano anche la vendita di quote Swisscom. Secondo il presidente del Centro, però, basarsi solo sui risparmi non è una strada percorribile.

Parallelamente, una parte del gettito IVA è nel mirino anche per le infrastrutture ferroviarie: oggi una quota dell’imposta alimenta il fondo dedicato, con una componente a scadenza nel 2030 che si vorrebbe estendere fino al 2045.

Qualche cenno storico...
All'epoca della sua entrata in vigore nel gennaio 1995, il tasso IVA era stato fissato al 6,5%. Un primo ritocco verso l'alto - al 7,5% - risale al 1999. L'obiettivo? Garantire il finanziamento dell'AVS e dell'AI per far fronte alla crescente pressione demografica e finanziaria.

A seguito di una votazione popolare, questa imposta ha subito un ulteriore lieve aumento nel 2001, al 7,6%, per finanziare i grandi progetti ferroviari, in particolare le nuove linee ferroviarie alpine e il programma Ferrovia 2000.

Dieci anni dopo, nel 2011, l'aliquota IVA è stata nuovamente aumentata per attestarsi all'8%. Il motivo? Assorbire il deficit miliardario dell'AI, arginando il suo indebitamento. Tuttavia, questo ritocco verso l'alto, limitato nel tempo, è decaduto a fine 2017.

A seguito del "no" popolare alla riforma della previdenza per la vecchiaia, l'aliquota ordinaria è diminuita per la prima volta nella storia al 7,7% a partire dal gennaio 2018. L'aliquota normale include un aumento di 0,1 punti percentuali a favore del finanziamento e l'ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria (FAIF). L'ultimo aumento, all'8,1%, risale al gennaio 2024, dopo la votazione del 25 settembre 2022 destinata anche questa volta a garantire la sostenibilità finanziaria dell'AVS.

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