Keystone
Il co-presidente del PS Cédric Wermuth
SVIZZERA
28.04.2021 - 08:130

Accordo quadro: il PS propone concessioni sulla cittadinanza Ue

Le misure di accompagnamento non vanno invece indebolite, secondo il co-presidente Cédric Wermuth

BERNA - Mantenere la posizione sulle misure di accompagnamento e cedere sulla cittadinanza europea: è quanto propone il PS per sbloccare l'accordo-quadro con l'Unione europea.

«Se vogliamo salvare l'accordo, la ricetta è semplice. Dobbiamo cedere sulla direttiva sulla cittadinanza europea», afferma il co-presidente del PS Cédric Wermuth in un'intervista pubblicata oggi sui giornali in lingua francese di Tamedia. Wermuth ha aggiunto che, naturalmente, questo «ci costerà qualcosa» ma che «in sostanza, questa richiesta di Bruxelles è legittima» perché una persona che lavora in Svizzera deve essere trattata in modo equo, il che include l'assistenza sociale o la protezione sociale.

Per quanto riguarda la protezione dei salari, Wermuth ha ribadito la posizione del suo partito, che «non si è mossa di un millimetro»: le misure di accompagnamento sono il fondamento della protezione dei salari e della libera circolazione e non bisogna indebolirle. Wermuth ha detto che il PS sostiene ancora l'accordo e che si batterà per assicurare che sia «equo e non avvantaggi solo il business».

Valutare le alternative - Interrogato sulla sfiducia del PS, un tempo partito eurofilo, verso l'UE, il consigliere nazionale ha sottolineato che «ciò che stiamo combattendo qui è l'alleanza tra i neoliberali di Berna e Bruxelles». Il PS continuerà a «lottare per un'integrazione europea che vada oltre le questioni di mercato» e che per il partito «nessuna opzione è tabù, compresa l'adesione».

L'accordo quadro è attualmente bloccato e la proposta di cedere sulla cittadinanza europea pur restando fermo sulle misure di accompagnamento è «l'ultima via per trovare un accordo giusto ed equilibrato», dice Cédric Wermuth. Pur essendo consapevole che un fallimento dei negoziati avrà conseguenze difficili, è convinto che «gli interessi di entrambe le parti sono abbastanza grandi per ricominciare a discutere». E sollecita «una seria valutazione delle alternative».

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