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ZURIGO
12.05.2020 - 11:340

Crediti Covid-19, fioccano le truffe

Sarebbero circa 30 i casi di richieste fraudolente di un sostegno finanziario

ZURIGO - La facilità di accesso ai Crediti-19 lanciati dalla Confederazione per fronteggiare la pandemia di coronavirus ha stuzzicato l'immaginazione anche dei potenziali truffatori. A Zurigo sono in corso accertamenti su una trentina di richieste di credito.

L'idea di sostenere l'economia, e in particolare le piccole e medie imprese, in questo frangente di crisi risale alla mese di marzo. Da allora, sarebbero circa 30 i casi di richieste fraudolente di un sostegno finanziario, si legge in una nota odierna della polizia cantonale e della procura zurighese, in cui non si precisa la somma globale in gioco.

Le indagini vertono su reati che vanno dalla truffa, alla falsificazione di documenti al riciclaggio di denaro. I soldi ottenuti dalle banche dietro garanzia della Confederazione sono finiti su conti privati oppure all'estero, oppure sono stati utilizzati per finalità non previste dall'ordinanza del Consiglio federale sui crediti Covid-19, ossia per esempio per il ripianamento di prestiti privati.

Occhio vigile della Confederazione - Il 22 aprile scorso, il ministro delle finanze Ueli Maurer aveva dichiarato davanti ai media di non attendersi molti abusi. A suo avviso, «i casi saranno pochi, sotto l'1%». All'epoca aveva detto di non avere notizie di irregolarità nell'ambito dei crediti fino ad allora.

Ad ogni modo, il Controllo federale delle finanze (CDF) intende verificare che il denaro versato non venga utilizzato impropriamente, aveva dichiarato lo scorso primo di aprile il direttore del CDF, Michel Huissoud, ai giornali del gruppo Tamedia.

Secondo Huissoud, infatti, il pericolo si annida nell'autodichiarazione che i petenti sottopongono alle banche. Chiunque chieda un credito fino a mezzo milione, deve semplicemente compilare un formulario. L'istituto non si preoccupa di verificare la giustezza delle informazioni.

Le possibilità di abusi sono molteplici: l'imprenditore in questione deve promettere, mediante la sua firma, di chiedere il sostegno finanziario a una sola banca, e che non riceverà prestiti né dall'Ufficio federale della cultura o dello sport, entrambi coinvolti nell'azione di sostegno all'economia.

Tutto ciò è difficile da controllare, come anche il motivo della richiesta d'aiuto, i dati sul fatturato o l'esistenza di una procedura di fallimento, aveva spiegato il direttore del CDF. Il credito può ammontare al massimo al 10% del fatturato annuale e può essere concesso in linea di principio a imprenditori insolventi. «Nel caso peggiore - aveva affermato il funzionario - il beneficiario del credito può fornire informazioni scorrette su tutti i punti».

Una volta concesso il denaro, il controllo sul suo uso diventa veramente difficile. L'imprenditore in questione potrebbe utilizzare il credito per altri scopi che non quello addotto, ossia il superamento di una fase difficile. Complicato anche verificare che il credito non venga usato per pagare i dividendi o ripianare vecchi prestiti.

Dalla multa al carcere per i furbi - Per questo il CDF intende procedere a verifiche confrontando i dati presenti sulle dichiarazioni con le informazioni disponibili, in particolare per quanto attiene a procedure di fallimento in corso o eventuali richieste multiple, oppure confrontando l'Iva versata col fatturato dichiarato.

L'obiettivo di questo lavoro è scovare eventuali abusi prima che sia impossibile chiedere la restituzione del credito. Per false informazioni è prevista, tra l'altro, una multa fino a 100 mila franchi. Per delitti più gravi, come la falsificazione di documenti o la truffa, si rischia invece il carcere.

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