«Il mio conto è in rosso e nonostante il Master non trovo lavoro»

A causa dei problemi riscontrati con la nuova piattaforma per il versamento delle indennità di disoccupazione, la 33enne svizzera Adriana naviga nell'incertezza.
A causa dei problemi riscontrati con la nuova piattaforma per il versamento delle indennità di disoccupazione, la 33enne svizzera Adriana naviga nell'incertezza.
ZURIGO - Al mattino, la prima cosa che fa Adriana è controllare l'app dell'-ebanking. È il 17 febbraio e ancora non risulta alcun accredito. L’ultimo pagamento da lei ricevuto dalla cassa disoccupazione risale al 5 dicembre.
Al momento questo problema è comune a tantissimi disoccupati svizzeri. A causa di problemi tecnici legati all'implementazione di un nuovo sistema informatico, infatti, i pagamenti dell'indennità di disoccupazione sono in grosso ritardo e stanno arrivando a scaglioni.
Nessuna certezza - «La cosa peggiore è l’incertezza», dice la 33enne a 20Minuten. Sulla apposita piattaforma online il suo dossier risulta da settimane come "in verifica". A una richiesta scritta non ha ricevuto risposta, mentre al telefono le hanno solo detto che regna il caos.
«Se qualcuno mi dicesse: ci vorranno ancora due settimane, oppure fino alla fine di febbraio, potrei organizzarmi di conseguenza. Ma così mi sveglio ogni giorno senza sapere cosa aspettarmi».
Il suo conto è ora in rosso. «Alcune centinaia di franchi, non permetto che cresca oltre», sottolinea, precisando che è la prima volta nella sua vita che non riesce ad avere il conto in pari. Ha sempre lavorato e risparmiato, ma si è licenziata dal suo ultimo impiego.
«Non mi piace avere debiti», dice. Certo, avrebbe ancora qualche risparmio, ma è pensato per essere utilizzato solo in casi di estrema necessità. «Se per settimane non entra denaro e le spese fisse continuano, il cuscinetto si esaurisce in fretta».
«A volte penso: non vali niente, non hai un lavoro» - Adriana è comunque consapevole di essere privilegiata. Suo marito lavora al 100% e attualmente si fa carico della maggior parte delle spese fisse. «Di questo sono molto grata», afferma, eppure lotta con sé stessa. «Ho sempre guadagnato i miei soldi. Ora improvvisamente dipendo da qualcun altro. Non è una bella sensazione».
A tutto questo si aggiunge il fragile stato emotivo che deriva dalla lunga ricerca di impiego. «Dopo quasi 100 candidature, essere ancora disoccupata pesa sulla mia autostima. In certi giorni penso: «Non vali niente, non hai un lavoro».
Adriana è nata e cresciuta in Slovacchia ma è arrivata in Svizzera nel 2012. Ha studiato germanistica, anglistica e scienze dell’educazione, ha conseguito il master in germanistica e pedagogia speciale e oggi sta svolgendo un dottorato all’Università di Zurigo con un impiego al 20%. Durante i suoi studi ha sempre lavorato, specializzandosi anche in marketing, risorse umane, project management e contabilità.
«Dobbiamo valutare ogni spesa» - Ad agosto ha lasciato il suo posto nel campo amministrativo per avvicinarsi al suo vero ambito, quello della formazione e della ricerca. «Devo ammettere che pensavo fosse più semplice trovare un nuovo impiego. Sono ben qualificata, motivata, eppure non trovo nulla di adatto», commenta.
E il mancato pagamento da parte della disoccupazione non aiuta. «Io e mio marito non abbiamo mai vissuto in modo dispendioso, ma ora dobbiamo valutare ogni singola spesa».
La Segreteria di Stato dell’economia (Seco), su richiesta, dichiara che i problemi tecnici con Job-Room sono stati risolti in breve tempo; attualmente non sussistono più gravi criticità. L’attenzione è ora rivolta a migliorare le prestazioni del sistema, che non ha ancora raggiunto il livello desiderato. Gli interventi necessari hanno provocato un arretrato di pratiche presso le casse disoccupazione e tempi di gestione più lunghi, con ritardi nei pagamenti – soprattutto per le nuove domande. «Le casse stanno smaltendo l’arretrato con la massima urgenza», afferma la Seco. Tuttavia, le erogazioni continuano e nella maggior parte dei casi avvengono nei tempi previsti. A causa della varietà delle situazioni, è possibile fornire solo informazioni limitate sui singoli ritardi nei pagamenti.





Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!