SVIZZERA«L'ho fatto perché mi annoiavo, in mezz'ora li avevo già violati platealmente»

23.01.23 - 13:49
Come l'hacker svizzera Tillie Kottman ha messo le mani sulla blacklist aerea Usa da 1,5 milioni di nomi.
DEposit/CC/Mia arson crimew
«L'ho fatto perché mi annoiavo, in mezz'ora li avevo già violati platealmente»
Come l'hacker svizzera Tillie Kottman ha messo le mani sulla blacklist aerea Usa da 1,5 milioni di nomi.

«Ho iniziato perché mi annoiavo, dopo mezz'ora già non potevo credere di essere riuscita a violarli così platealmente», così l'hacker lucernese Tillie Kottman – nome di combattimento Maia arson crimew – descrive la sua impresa del fine settimana: mettere le mani sugli 1,5 milioni di nomi della black list dalla Transportation Security Administration (Tsa) americana. Durata totale delle operazioni «poco meno di una giornata di lavoro, ma è stata una cosa di pazienza che potrebbe fare davvero chiunque».

Una cintura nera di cracking

Su quei documenti digitali, le generalità di tutte quelle persone che – per motivi di sicurezza interna – negli States non possono prendere un aereo. Fra i nominativi, terroristi, attivisti, criminali e tantissime altre personalità finite sotto il radar delle autorità. «Visto che si tratta di dati sensibili e di pubblica utilità, sono disposta a diffonderli a qualsiasi giornalista che mi contatterà e che mi convincerà che le sue ragioni siano quelle giuste», scrive la giovane.

23 anni, trans, cyberattivista, ex-giovane socialista e con una passione smodata per il colore rosa, Kottmann può vantare un curriculum di violazioni informatiche impressionante ed è una persona nota – e non grata – soprattutto negli Stati Uniti. «Mi hanno chiesto perché gli hacker prendono di mira le corporation americane, la risposta è semplice, è lì che ci sono i soldi», aveva dichiarato al magazine di cultura 041.

Nel mirino di Washington

Maia arson crimew ha partecipato, all'interno di un collettivo, al cracking dell'azienda di videosorveglianza Verdaka, mettendo le mani e diffondendo i filmati di 150'000 telecamere a circuito chiuso, alcuni dei quali in strutture carcerarie, ospedali e fabbriche Tesla.

A marzo 2021 è stata formalmente accusata dal Tribunale di Washington - in un fascicolo di capi d'accusa lungo 12 pagine - di diversi presunti cybercrimini per una pena massima di 20 anni di carcere.

Reclusa nei confini svizzeri

Dopo un raid alla sua abitazione lucernese da parte della polizia svizzera, si è parlato della sua possibile estradizione negli States ma questa entrerebbe in conflitto con la legge federale secondo la quale un cittadino svizzero può essere estradato e processato all'estero solamente se accetta di farlo.

Le autorità Usa hanno quindi deciso di non procedere con la richiesta dichiarando la loro intenzione di portarla davanti a un giudice solo se venisse a trovarsi su suolo americano.

Stando a quanto scritto da Zeit Magazin, al momento l'hacker potrebbe essere ricercata anche dall'Interpol. Questo, di fatto, renderebbe impossibile alla lucernese lasciare la Svizzera senza essere arrestata. 

«Se pensate che noi hacker agiamo senza nessuna etica, allora dovreste guardare come si comportano certe aziende», aveva chiosato Kottmann in una recente intervista.

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